La protesta
Gestore unico per distribuire gas, ma l’isola non sarà metanizzata
Presto la gara pubblica che include i comuni elbani, di cui solo due dispongono di una rete Progetto Galsi tramontato, costi troppo alti: l’Elba rischia di andare avanti a lungo con le bombole
PORTOFERRAIO. La metanizzazione dell’Isola d’Elba resta un miraggio. Dopo il fallimento del mega progetto della Galsi, che avrebbe dovuto portare il metano algerino fino a Piombino e, con un tubo “magico” fino all’isola d’Elba, le speranze di veder realizzato un impianto funzionante per la distribuzione del gas in tutti i comuni dell’isola sono ridotte sensibilmente.
Questo nonostante, a livello provinciale, ci si stia muovendo con decisione per affidare ad un gestore unico il servizio di distribuzione del gas: in questa partita giocano un ruolo, o almeno dovrebbero, anche le amministrazioni elbane.
La gara. Si chiama Atem ed è l’autorità di ambito territoriale minimo della provincia di Livorno per la distribuzione del gas naturale. Si è costituita nel 2012 ed ha il compito di individuare, mediante una gara pubblica, un gestore unico per la distribuzione del gas naturale.
Atem ha in questi giorni attivato un protocollo, individuando Livorno come Comune capofila, per l’indizione della gara pubblica per l’affidamento del servizio. Una gara che, per legge, coinvolge anche i Comuni elbani, che sono chiamati a produrre una delibera che attesti l’attivazione dell’Atem e del ruolo del Comune di Livorno come stazione appaltante.
Ma il passaggio formale non cancella i dubbi delle amministrazioni elbane circa la sostenibilità economica dell’operazione e circa le reali possibilità che un gestore unico avrebbe, dovendo farsi carico dei costi enormi per la canalizzazione del gas naturale nei comuni elbani, dal momento che solo Marciana Marina e Capoliveri dispongono di una rete per lo stoccaggio e la distribuzione del gas.
Il sogno svanito. Il metanodotto Galsi si è trasformato in pochi mesi da rimedio miracoloso per le tradizionali carenze energetiche dell’Elba in un’ipotesi tramontata. Tante complicazioni hanno rallentato il progetto faraonico italo-algerino, di cui la metanizzazione dell’isola era un’opera accessoria, ma lo scandalo giudiziario che ha coinvolto i vertici della società Saipem e l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni ha investito anche Sonatrach, l’azienda algerina capofila per il progetto del gasdotto Galsi.
Si resta alle bombole. Il flop del gasdotto rischia di condannare l’Elba a questo “status quo” energetico per ancora molti anni. Solo Capoliveri e Marciana Marina hanno realizzato una rete di distribuzione con relative aree per lo stoccaggio del gas (a Marciana Marina due depositi da 25mila litri più una riserva da 12.500 litri, a Capoliveri quattro serbatoi da 12.500 litri). Il resto dei comuni devono ancora essere canalizzati, con i cittadini che fanno ancora ricorso a serbatoi privati o alle più comuni bombole. La gara per il gestore unico di Atem, potenzialmente, dà la possibilità ai Comuni elbani di dotarsi di una rete indipendente, al pari di Marciana Marina e Capoliveri, con il privato che realizzerebbe e gestirebbe l’infrastruttura che resterebbe di proprietà dei Comuni.
I dubbi. Ma la gara di Atem, in realtà, non viene vissuta come un’opportunità dalle amministrazioni elbane. Troppi i dubbi legati, principalmente, ai costi, sia a carico delle aziende per il trasferimento del gas sull’isola e per la realizzazione degli impianti, sia per i privati cittadini che si dovrebbero far carico delle spese di allacciamento. Quel che è certo è che, senza le reti di distribuzione nei diversi comuni, l’isola non può essere appetibile per le imprese di distribuzione. L’unica speranza, al momento, pare essere affidata allo sviluppo del Gnl (gas naturale liquefatto) che garantirebbe un prodotto più interessante dal punto di vista ambientale e, soprattutto, a costi più contenuti.
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