Sicurezza
Le stalle napoleoniche stanno a guardare
Malgrado le previsioni il recupero non è mai avvenuto e la struttura mostra segni sempre più evidenti di incuria
PIOMBINO. L’aspetto fatiscente è lo specchio dell’abbandono. Sì, perché ormai da anni sembra calato un velo sulle stalle napoleoniche, quelle stalle - veri e propri beni culturali - che si trovano vicine al Castello di recente rinnovato e per le quali era stato pensato un avvenire di vitalità, col turismo a farla da padrone su uno dei punti storici della città. E invece niente. Anno dopo anno sono cresciute le erbacce e gli arbusti, mentre la sporcizia è andata passo passo a mescolarsi con i frammenti della struttura ormai cadente, i mattoni dell’esterno sgretolati, l’intonaco interno aggredito dalla ruggine. Per qualche tempo le stalle non sono rimaste affatto infrequentate, come ben dimostrano le scritte ancora chiaramente visibili all’esterno: ma proprio la lotta al vandalismo - culminata nelle transenne a copertura degli ingressi - è stato l’ultimo atto ufficiale che le istituzioni hanno voluto rivolgere alla struttura, prima di confonderne il ricordo tra quello dei tanti progetti dispersi da crisi e altre eventualità. In passato, infatti, una previsione urbanistica, spiega l’assessore di settore Luciano Francardi, «aveva delineato per le stalle napoleoniche una destinazione di carattere ricettivo, da completarsi con un adeguamento a scopo turistico dall’area di fronte», quella cioè adiacente anche alla parte della fortezza occupata dalla colonia felina. La storia parte da lontano, più o meno all’inizio dello scorso decennio. Nei piani comunali le stalle napoleoniche cominciarono a comparire come una struttura valida a ospitare un futuro residence: nel 2002, addirittura, quando ancora il primo restauro del Castello non era stato completato, l’amministrazione iniziò a parlare di progettazioni, di inserimento dell’opera all’interno dei patti territoriali e di stanziamenti. Poi - nel marzo del 2007 - un piano triennale delle opere pubbliche che comprendeva, tra i progetti più significativi, la nuova scuola di Riotorto, il nuovo Ponte di ferro, la pavimentazione del centro storico, la nuova biblioteca, la ristrutturazione di piazza Bovio e, appunto, quella delle stalle e della Polveriera. Progetti per i quali - almeno in parte - dei passi, più o meno significativi, sono stati compiuti, quando addirittura non si sono tradotti in concrete realtà felicemente portate a termine. Quasi tutti, eccetto le stalle, rimaste lì ad aspettare il loro destino che passo dopo passo si è fatto sempre più incerto e lontano. Infine, nel 2010, quella che Francardi chiama «previsione urbanistica», in sostanza, un’enunciazione all’interno della predisposizione del regolamento urbanistico di allora, nel quale si contemplava il recupero di stalle e polveriera e la loro destinazione a scopo turistico con l’appoggio di un soggetto privato. «Una previsione che però non è andata avanti» spiega Francardi, e chissà per quanto tempo ancora tempi e modi, come fu detto all’epoca, resteranno «impossibili da definire». L’ultima ufficialità è ancora risalente al 2010: l’ultimo atto pubblico dove le stalle napoleoniche compaiono come soggetto, una determina dirigenziale che segnalava una spesa di 5.400 euro per lavori di sistemazione di tratti di intonaco, controllo copertura della casermetta, pulizia e messa in sicurezza delle stalle. Da allora più nulla. Solo i sassi e l’erba, l’azione degli agenti naturali e dei vandali pur messi alla sbarra, l’incuria e gli inganni del tempo contro un angolo di città che non attende che la giusta dignità per raccontarne la storia.
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