Sicurezza
Studenti lasciati a piedi senza preavviso
Disagi all’uscita delle scuole per il blocco selvaggio dei bus, in seguito alla protesta degli autisti della Ctt Nord
PORTOFERRAIO. «Pronto mamma, vienimi a prendere. L’autobus non c’è». La stessa telefonata è partita, ieri mattina, da centinaia di alunni degli istituti superiori elbani che sono rimasti a piedi, senza preavviso, in seguito al blocco selvaggio del trasporto pubblico locale stabilito in modo repentino dai dipendenti della Ctt Nord. Una protesta esplosa già giovedì a Pisa, Pontedera e Livorno, realtà servite dalla compagnia, e che ieri mattina a partire dalle 8 si è estesa anche all’Elba. Da quell’ora non ha viaggiato più un autobus, i dipendenti della società hanno occupato simbolicamente il deposito alle Antiche Saline, il via vai di bus nel piazzale ex Atl ha lasciato spazio al vuoto, riempito solo dagli sguardi spaesati di alcuni ragazzi in attesa del passaggio di qualche parente e dagli striscioni di protesta «Autisti in lotta, la busta paga non si tocca».
Blocco selvaggio. Una protesta spontanea, senza la mediazione dei sindacati dei trasporti. Dalle 8 di ieri mattina non si è visto più un autobus della Ctt Nord viaggiare a Portoferraio e nel resto dell’Isola d’Elba. I disagi più gravi li hanno dovuti sopportare gli studenti che, di prima mattina, avevano raggiunto Portoferraio con il pullman - prima del blocco - dal resto dei comuni dell’isola. Gli stessi ragazzi e le rispettive famiglie sono venute a sapere dell’iniziativa di protesta della Ctt Nord intorno alle 11. Non hanno avuto tempo per organizzarsi.
Alunni a piedi. Poco dopo le 13 il piazzale ex Atl, di solito pieno di ragazzi che prendono d’assalto i bus per tornare a casa, è semivuoto. In un clima surreale decine di studenti provano a chiamare i genitori per farsi venire a prendere. «Non abbiamo saputo niente – raccontano due ragazzi del Cerboni, residenti a Pomonte – siamo stati informati da una circolare solo dopo le 11. Per fortuna abbiamo trovato un passaggio». Altri, sconsolati, aspettano il babbo chiamato in gran fretta dal lavoro. «Mio figlio esce alle 14 – racconta un genitore, che cerca di informarsi nel piazzale ex Atl – ma non posso portarlo a casa, non mi posso assentare da lavoro. Capisco le esigenze degli autisti Ctt, siamo con loro e hanno ragione a difendere il loro salario. Ma in questo modo si colpisce chi non c’entra niente, almeno un minimo di preavviso si poteva dare. Centinaia di ragazzini sono stati lasciati a spasso per Portoferraio». Basta voltarsi un attimo per vedere un altro alunno col telefono in mano e lo sguardo spaesato. «Ho il telefono scarico, devo andare a Porto Azzurro – racconta Matteo, alunno del Foresi – ma non riesco a parlare con i miei genitori». I disagi alla popolazione sono stati messi in conto dagli autisti Ctt Nord che, scusandosi con gli utenti, spiegano che «solo in questo modo – ci dicono Mario Peppicelli e Fabrizio Diversi – ci ascolteranno davvero».
Gli anziani. Il blocco degli autobus non ha incastrato solo i ragazzi delle scuole con le rispettive famiglie. A farne le spese anche le persone più in su con l’età che prendono l’autobus per spostarsi dalla periferia di Portoferraio fino al centro della città o, dagli altri comuni si muovono per recarsi in ospedale.
La rabbia, in questo caso, supera la comprensione di fronte alla lotta dei lavoratori. Alcuni sono andati a piedi fino a Carpani, altri hanno preso il taxi. «Potevano avvertire, ci saremmo organizzate – spiega una signora seduta su una panchina con alcune amiche– è un’ora che aspetto mio marito, speriamo arrivi presto».
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