Il Tirreno

Comunità Margherita, come stare a casa

di Cecilia Cecchi
Comunità Margherita, come stare a casa

L’Opera Senni si rinnova ancora per poter ospitare e crescere sette bambini, nel pomeriggio l’inaugurazione

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PIOMBINO. Uno swatch di quelli grandi coloratissimo, a sinistra, quasi di fronte una margherita ancora più gigantesca. È l'ingresso della Comunità Margherita dove si affacciano le sale e le camerette dei bambini: sole dalle finestre, le risate dei piccoli che stanno giocando coi Lego nel corridoio o di quelli più grandi che vanno in bici, nel piazzale di sotto. È come arrivare a casa.

Ancora una volta l'Opera Senni si rinnova: ligia alle norme, ma soprattutto pronta all'accoglienza dei bambini, dai 3 fino a 14 anni, da ospitare e crescere, ancora. L’inaugurazione dei nuovi locali (con prima la messa nella chiesta parrocchiale dell’Immacolata) è in calendario per oggi pomeriggio.

A fare il giro delle sale pronte per essere visitate e vissute, con negli occhi lo stesso entusiasmo, padre Marco Sebastiani, direttore dell'Opera Senni, suor Matilde Rapuzzi, a Piombino da due mesi, madre superiora (dice sorridendo «ma sono qui come appoggio alle suore!», che con lei sono 5), e suor Afef Guoda, 29 anni, egiziana, da due anni in città per dedicarsi con le consorelle ai ragazzi. «Ora ne ospitiamo sei – dice padre Marco – ma possiamo arrivare fino a sette».

«Insieme a noi – ricorda suor Afef – una cuoca, un'educatrice. Dalla colazione del mattino in poi le attività sono tante: c’è la lezione, lo studio, poi lo sport, ma pure teatro o cinema. A darci una mano una quindicina di famiglie, però un aiuto in più è sempre ben'accetto».

Riprende padre Marco: «Negli anni l'Opera ha sempre cercato di rispondere ai bisogni dei minori in difficoltà: prima come orfanotrofio solo femminile, poi come istituto per minori (maschi e femmine), infine come comunità a dimensione familiare – Due anni fa – ricorda – sia per ampliare e arricchire il progetto, sia per sostenere quei ragazzi e ragazze cresciuti all'interno dell'Opera cercando di dare loro un sostegno per il futuro, abbiamo accolto i coniugi Ramella ed è nata la casa famiglia “La gabbianella”» . Ecco che l’Opera può restare vicino anche ai sui ragazzi dai 14 ai 18 anni. «Poi ci sono gli appartamenti, quando necessario» aggiunge suor Matilde, 83 anni, ma davvero solo sulla carta. «Adesso siamo pronti per “battezzare” Casa Margherita – dice ancora padre Marco – comunità gestita dalle Suore Minime, segno di continuità ma anche di profondo rinnovamento nell'accoglienza dei bambini più piccoli bisognosi di sostegno e di cura.La legge regionale – spiega padre Sebastiani – chiede che le comunità siano tutte a dimensione familiare, per questo ci siamo preoccupati di sistemare le stanze all'ultimo piano come se fosse una normale casa, con una cucina più piccola, stanze singole e personalizzate, spazi meno dispersivi, in grado di dare ai bambini quel senso di famiglia di cui tanto hanno bisogno. Abbiamo in progetto – sottolinea – di realizzare nuovi spazi per i ragazzi più grandi che vivono in casa famiglia, dando loro la possibilità di una accresciuta autonomia, per poter spiccare definitivamente il volo nel mondo. Ringraziamo dal profondo del cuore – conclude – tutti coloro che ci hanno permesso e ci permettono, con impegno e disponibilità, di portare avanti un progetto tanto bello e significativo».

Chi volesse dare una mano può rivolgersi direttamente a suor Afef ( cell. 327 912680).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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