Sicurezza
Turnover ok, ma i negozi durano poco
Quest’anno 29 cessazioni di attività e 53 nuove aperture anche se in tanti aspettano la fine del 2013 per chiudere
PORTOFERRAIO. Ventitre cessazioni già comunicate all'ufficio commercio del Comune di Portoferraio. E il tassametro corre, visto che generalmente le comunicazioni arrivano con gran ritardo rispetto alle chiusure effettive e sono diversi i commercianti che attendono la fine dell'anno, dopo le vendite natalizie, per tirare giù la saracinesca. Per sempre. Non si può dire, numeri alla mano, che il 2013 sia stato un anno particolarmente nero per i pubblici esercizi e i negozi di vicinato di Portoferraio: i dati, in realtà, non sono troppo distanti rispetto al 2012. In questi dodici mesi si sono registrate 53 nuove aperture (24 pubblici esercizi e 29 negozi di vicinato), a cui si aggiungono 8 pratiche inviate agli uffici comunali per reintestazioni o cambi di proprietà. Ma quel che balza all'occhio non è tanto il saldo positivo, anche perché con le chiusure di fine anno si dovrebbe andare verso un sostanziale riequilibrio, quanto un accentuarsi del turnover delle stesse attività, alcune delle quali aprono per solo pochi mesi (quelli estivi) e poi chiudono i battenti. Una tendenza che si ottiene per una sempre più marcata stagionalità delle attività ma anche - è innegabile - per le crescenti difficoltà a stare sul mercato. Così capita, sfogliando le pratiche inviate al settore commercio, di trovare pubblici esercizi che hanno acquisito la licenza nel mese di maggio e, a fine agosto, hanno già comunicato la cessazione.
«All’inizio del prossimo anno tracceremo un bilancio e studieremo bene le dinamiche del mercato – spiega l'assessore alle attività produttive, Carlo Rizzoli – dobbiamo ragionare in modo approfondito con le associazioni di categoria per individuare le cause».
Caro affitti. Le associazioni di categoria percepiscono una sostanziale stabilità rispetto agli ultimi anni, peraltro segnati da crescenti difficoltà per gli esercenti. «I problemi sono gli stessi – commenta il presidente di Confcommercio Isola d’Elba Franca Rosso – in primo luogo sono gli affitti troppo cari a creare difficoltà ai commercianti. Ed è anche per questo che chi apre negozi non riesce a stare sul mercato. Ci sono fondi nel centro storico di Portoferraio che sono vuoti da anni, i proprietari preferiscono tenerli sfitti. I tempi sono cambiati e, con la crisi, sarebbe giusto che anche gli affitti scendessero sensibilmente. Non è un problema solo elbano, basti pensare che, un po' in tutta Italia, sta crescendo in modo sensibile il segmento del commercio ambulante».
Il turnover. I numeri dell'ufficio commercio sono in linea con le aspettative delle associazioni di categoria che hanno notato, ormai da anni l'aumento netto del turnover delle attività commerciali. «Il commercio è stabile – commenta il presidente di Confesercenti Elba, Franco De Simone – sono i piccoli artigiani quelli più in difficoltà. Abbiamo registrato diversi cambi di attività e affitti di rami d'azienda. E, in linea di massima, tutti coloro che hanno aperto da poco le attività sono in difficoltà, mentre diversi vecchi commercianti hanno cessato avendo raggiunto l’età pensionabile. Ma quel che preoccupa di più sono i giovani. Sono pochi i ragazzi che scommettono sul commercio, che portano nuove idee. In parte è colpa del clima di sfiducia che si è generato, in parte è per problemi oggettivi, come le difficoltà ad ottenere credito dalle banche e i risparmi familiari che, con la crisi, sono sempre di meno». Il turnover, insomma, è sempre più rapido e coinvolge un numero crescente di imprese, ma non equivale a un vero ricambio. «Diverse attività storiche hanno chiuso i battenti in città – spiega Franca Rosso di Confcommercio – ma non sono sostituiti in modo adeguato. Questo anche per la liberalizzazione delle licenze volute da Bersani che, di fatto, ha svalutato le stesse licenze mentre i fondi commerciali hanno acquisito valore. In pochi hanno rilevato le attività storiche che hanno chiuso, si è creata una frattura che ha inciso pesantemente sul commercio locale».
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