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la manifestazione

La marcia dei 300 «Le nostre classi cadono a pezzi»

PORTOFERRAIO. «Ci piove sulla testa e noi si protesta», «Siamo sullo scoglio, rivogliamo il nostro orgoglio». Sono alcuni degli slogan che, a cadenza regolare, hanno dato ritmo al corteo degli...

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PORTOFERRAIO. «Ci piove sulla testa e noi si protesta», «Siamo sullo scoglio, rivogliamo il nostro orgoglio». Sono alcuni degli slogan che, a cadenza regolare, hanno dato ritmo al corteo degli studenti dell’Isis Foresi.

Ieri mattina circa trecento ragazzi (oltre ai ragazzi dei licei e del professionale, c’erano anche degli studenti del Cerboni) si sono mossi dal piazzale ex Atl per poi percorrere le Calate Italia e Mazzini, il centro storico e, dopo un breve incontro con il sindaco Peria e l’assessore Cosetta Pellegrini, sono tornati verso viale Manzoni, dove hanno partecipato all’assemblea con l’assessore provinciale Schezzini. A fianco dei ragazzi c’erano anche diversi genitori rappresentati dal nuovo e agguerrito comitato nato per dare una sede al Foresi.

Non è la prima volta che gli alunni dell’istituto portoferraiese protestano per le gravi condizioni in cui versano le sedi e, temiamo, quella di ieri non sarà probabilmente l’ultima manifestazione. Da anni, infatti, i ragazzi si muovono per denunciare le carenze della scuola superiore, finendo per sbattere contro il muro di gomma delle istituzioni. «Da dieci anni in questa scuola vengono fatte le autogestioni – ha spiegato Nicola Parini, uno dei delegati di classe ricevuti in sala consiliare – stiamo perdendo le speranze, a questo punto non sappiamo neanche se è il caso di protestare». Non a caso uno dei delegati di istituto Giada Guidi ha fatto notare come tanti ragazzi non abbiano preso parte al corteo. E infatti la sensazione di essere inascoltati, vittime di un’ingiustizia, è il tema dominante del corteo. Tema che è esploso con forza nel corso dell’assemblea tenuta in sala della Provincia. L’assessore provinciale Catalina Schezzini è stata messa sotto pressione degli studenti, molti dei quali non hanno esitato a prendere il microfono in mano, ad alzare la mano per esprimere la propria opinione. Per far valere le proprie ragioni. A tratti il dibattito tra i ragazzi e le istituzioni è stato quasi imbarazzante, sintomatico della distanza che ormai si è andata a creare tra le istituzioni e i giovani. «Ora prendete carta e penna, mettete nero su bianco un impegno concreto e diteci se verrà realizzata o no la nuova sede alla caserma Teseo Tesei», hanno chiesto gli studenti. Ma le risposte - è evidente - non sono state altrettanto chiare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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