Il Tirreno

L’uomo di Fosso alle canne accusato di abusi edilizi

di Cecilia Cecchi
L’uomo di Fosso alle canne accusato di abusi edilizi

Enrico Salvadori ha dedicato 50 anni di vita alla protezione della spiaggia Da una segnalazione l’avvio dell’indagine, la parola alla Soprintendenza

4 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Chi ama camminare lungo la costa del promontorio conosce bene la spiaggia che si trova più o meno a metà strada fra Calamoresca e Populonia, Fosso alle canne. La spiaggia di ciottoli con le sculture in legno di Enrico Salvadori, che da mezzo secolo “cura” tutta l'area, Ma che è stato denunciato per abusi edilizi e rischia di dover mollare tutto.

Pensionato delle Acciaierie, 71 anni, “abita” da giugno a settembre qui, in un piccolo appezzamento che ha riscattato da "Populonia italica" ed è testimonial della Protezione civile antincendio; qui ha realizzato pure muretti a secco e altro usando legname di recupero e materiali “eco”, ma soprattutto tiene pulita la zona e la spiaggia.

Tante persone in città conoscono Salvadori e hanno a cuore lo stretto legame tra lui e Fosso alle canne. «Enrico ha realizzato oltre a una cantinetta in pietra, un riparo per la barca – ricorda Riccardo Banchi, ingegnere, da sempre frequentatore della spiaggia – un terrapieno recintato di canne e scopa, un orticello. Ma ci sono sedute e tavoli per i turisti, sculture lignee scolpite da lui coi tronchi che le mareggiate portano in spiaggia. Tutto quello che è presente, inclusa la raccolta d’acqua lungo il fosso – sottolinea – risulta indispensabile alla permanenza estiva in quel posto di Enrico, che da sempre ha accolto chiunque all’interno della sua piccola proprietà con grande senso di ospitalità. Non trovarlo lì è quasi una delusione, poiché quel luogo si trasforma in tal caso in un posto qualunque del promontorio, bellissimo, ma non unico come lo è adesso».

«Negli decenni trascorsi – ricorda Banchi – “l’uomo di Fosso alle Canne” ha tolto naufraghi dai guai, portato chi aveva bisogno al pronto soccorso, pure salvato la vita di un bambino. Ogni volta che il mare rilascia rifiuti di natura umana (bottiglie, pezzi di plastica, lattine…), Enrico provvede a ripulire la spiaggia; mantiene percorribili i sentieri limitrofi, si adopra a ripristinare quello che gli eventi meteorologici e soprattutto i vandali danneggiano periodicamente, costituendo da sempre un riferimento per l’antincendio boschivo che da pochi anni è diventato anche punto radio». Adesso tutto questo rischia di finire.

«Se la cantinetta e altre piccole opere risultano conformi – spiega Banchi – la recinzione che delimita il suo spazio deve essere rimossa in quanto considerata un abuso. Già nel 2002 Enrico fu costretto a eliminarla, ma la presenza invasiva dei cinghiali lo “obbligò” a ripristinarla, dovendo peraltro fare costanti interventi di manutenzione. Ora una strana segnalazione per posta certificata prodotta da un “turista di passaggio” ha messo in moto la macchina amministrativa che prevede la definitiva rimozione di quel recinto oltre che il pagamento di un’ammenda, rendendo in pratica quasi impossibile la permanenza fisica in quel luogo di Enrico, che da sempre l’ha vissuto come una proprietà quasi comune».

In un’area di pregio, come quella di cui parliamo, simile infrastruttura non è tollerabile e il parere negativo è stato inviato alla Soprintendenza di Pisa. Però qui non si parla delle baracche con piastrelle fatte traslocare da tutta la cosa tanti anni fa.

«Qualcuno potrebbe ritenere Enrico un privilegiato – dice Banchi – ma dubito che i pochi che hanno questa opinione avrebbero vissuto quel luogo senza produrre quasi alcun impatto, in totale armonia con l’ambiente circostante come lui invece ha sempre fatto in cinquant’anni. Tutti noi sappiamo che il caso in questione è unico nel promontorio, probabilmente unico in tutto il litorale toscano e oltre. Il caso viene invece trattato, applicando la normativa con indiscussa perizia, come uno degli innumerevoli abusi, senza contestualizzare la specificità della circostanza». Un appello che l’ingegnere non rivolge solo «alla commissione che si è già espressa, ma anche all’amministrazione e alla cittadinanza, per invitare tutti a riflettere. Non sto chiedendo di chiudere un occhio nei confronti di Enrico, ma esattamente il contrario: di aprirli attentamente, valutando la situazione nel suo contesto reale. La presenza di Enrico a Fosso alle canne costituisce un elemento di tutela in più per quel tratto di bosco, un presidio contro il degrado, un elemento che arricchisce il territorio di una peculiarità che il Comune di Piombino stesso valorizza nella sua guida turistica. L’ultima parola alla Soprintendenza – conclude – nella speranza che ben interpreti la realtà di quel luogo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web