Gioco
«Investire quei 450mila euro nell’area feste»
Proposta della lista civica per impiegare i soldi del Comune rifiutati dal Rugby Rufus
SAN VINCENZO. Pochi giorni fa abbiamo raccontato che la società sportiva Rufus ha rinunciato ufficialmente ad un intervento del costo di 450mila euro - presente nel nuovo piano triennale delle opere pubbliche - che prevedeva l’ampliamento del campo da gioco, chiedendo al Comune che i soldi vengano indirizzati ai meno abbienti. L’Assemblea sanvincenzina, lista civica trasversale nata recentemente per partecipare alle prossime elezioni comunali, propone ora che i soldi pubblici rifiutati dal Rugby Rufus siano investiti per «ripristinare la legalità nell’area feste».
L’area feste, circa due ettari nella zona degli impianti sportivi Santa Costanza, è da anni, pur essendo a tutti gli effetti di proprietà comunale, sotto il controllo del Pd (e in precedenza dei Ds e del Pds) che vi affitta le proprie strutture e paga 2.700 euro annuali di Cosap. Il caso dell’area feste è stato in questi anni oggetto di lunghi e accesi dibattiti in consiglio comunale. «Esprimendo apprezzamento – spiegano i portavoce dell’Assemblea sanvincenzina, Giacomo Zecchini e Francesca Neri – per il gesto del Rugby Rufus, desideriamo avanzare una proposta per l’utilizzo delle risorse alle quali la società sportiva ha rinunciato. Proponiamo un meccanismo che permetta al Comune di avere introiti sicuri e duraturi nel tempo, anziché una tantum, anche da destinare alle politiche sociali. La nostra idea è di investire tali risorse in un progetto di riorganizzazione e messa a norma dell’area feste, restituendo le attuali strutture al Pd (che ne è proprietario), sostituendole con nuove attrezzature amovibili in legno, alimentate anche con energie rinnovabili, e riacquisendo così la gestione dell’area».
«In questo modo – sostengono Zecchini e Neri – il Comune otterrebbe una fonte di introito tramite l’affitto delle nuove strutture alle associazioni ed ai privati che ne richiedano l’uso. Sarebbe inoltre ripristinata la legalità su un’area pubblica da anni monopolizzata da un partito che gode di introiti che non gli spettano».
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