Il dolore
Restaurato il coro del Duomo
Intervento sulla struttura lignea settecentesca in serio degrado
PORTOFERRAIO. Restaurato il coro ligneo del Settecento nel Duomo di Portoferraio. L’intervento è stato realizzato sotto la direzione degli architetti Federico Mazzei e Alessandro Pastorelli (collaboratore), su incarico della parrocchia della Natività di Portoferraio. L’opera si era resa necessaria visto lo stato in cui versava l’intera costruzione che abbisognava certo di un intervento per non degradarsi ulteriormente.
In che cosa è consistito l’intervento? Innanzitutto nella pulitura delle superfici con solventi idonei alla rimozione dello sporco e nel rispetto della patina naturale del legno; quindi si è passati alle integrazioni lignee con legno stagionato della stessa essenza di tutte le parti mancanti, così pure ai risanamenti delle fessurazioni delle specchiature e del piano di calpestio. Poi gli artigiani hanno pensato al consolidamento delle parti maggiormente degradate, senza dimenticare prima alla disinfestazione antitarlo e antimuffa mediante nebulizzazione, in modo da raggiungere la parte retrostante (tra la schiena del coro e la muratura).
Una volta ottimizzate le integrazioni, si è pensato alla stuccatura delle piccole lacune e dei fori dei tarli con cera vergine d'api e cera carnauba totalizzate; poi alla verniciatura a base di oli essenziali e resine naturali come in origine, alla verniciatura della pedana di calpestio con vernice specifica ecologica. Infine si è passati alla protezione finale delle superfici con tutta la stesura di cera neutra.
«Tale finitura – dice Federico Mazzei - favorisce la traspirazione e l'elasticità del legno, consentendo inoltre una facile manutenzione periodica del manufatto». Prima dell’intervento il coro si presentava in uno stato di precarietà preopccuopante. «Le cause di tale degrado – continua il direttore dei lavori - erano riconducibili a diversi fattori. Erano evidenti attacchi di insetti xilofagi in diverse zone del manufatto, in particolare alcuni elementi del coro risultavano seriamente compromessi. Le superfici erano ricoperte da diversi strati di sedimentazioni causati da ossidazioni di oli e polvere le quali alteravano pesantemente la naturale cromia e patina originale del tempo. Erano inoltre evidenti delle macchie dovute a sgocciolature d'acqua». La struttura del coro era in un discreto stato di conservazione, nonostante ciò, si notavano diverse e numerose parti mancanti; fessurazioni dovute al naturale ritiro del legno erano presenti in alcune specchiature dei dorsali, nei pannelli sottostanti le sedute e su tutto il piano di calpestio.« Il littorile e il leggio - conclude Federico Mazzei - mostravano le medesime problematiche relative al coro».
Adesso è ritorfnato come lo desiderava Cosimo III, Granduca di Toscana, il giusto corollario a una chiesa voluta dalla dinastia dei Medici.
Una vera e propria opera d’arte che ritorna al patrimonio artistico della città e dell’intera isola.
(lu.ci)
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