Gioco
Duecento milioni per il futuro industriale della città
Un centinaio di milioni dai fondi comunitari, altrettanto dallo Stato: questo, secondo indiscrezioni provenienti da fonti qualificate sarebbe il sostegno economico pubblico per contribuire alla riconversione ecologica e sostenibile dell’area siderurgica piombinese
Un centinaio di milioni dai fondi comunitari, altrettanto dallo Stato: questo, secondo indiscrezioni provenienti da fonti qualificate sarebbe il sostegno economico pubblico per contribuire alla riconversione ecologica e sostenibile dell’area siderurgica piombinese. Tanti soldi per Piombino, considerando i 160 milioni del Decreto Piombino, destinati al porto e al completamento della 398.Basteranno a costruire un nuovo futuro industriale per la città? Certo – e la partita si giocherà nel giro di pochi mesi – dipenderà anche dal peso degli investitori privati e dal risultato della procedura di vendita dello stabilimento.
Per la realizzazione del Corex (presto si chiarirà anche il ruolo del costruttore-partner tecnologico, la Siemens) l’unica certezza è la manifestazione d’interesse della Bertocci (attiva nelle manutenzioni siderurgiche, nell’impiantistica e nelle riparazioni navali) e della Sol, che da decenni fornisce alle acciaierie ossigeno per l’altoforno e i convertitori, con 60 dipendenti a Piombino ma inserita in un gruppo che ne conta più di 2000 in 21 Paesi europei, Turchia e India. Due gruppi che potrebbero agire in cordata in una new company a guida pubblica.
Tre sono invece i soggetti interessati a un forno elettrico e ai laminatoi: la cordata Acciaierie Venete-Duferco-Feralpi, gli svizzeri di Klesch e il Gruppo Beltrame. Chiaro però che la soluzione migliore sarebbe un unico acquirente per Corex e forno elettrico, in grado di garantire in totale la produzione di un milione mezzo di tonnellate annue.
Più probabile al momento sembrano però due iniziative distinte dal punto di vista societario ma in sinergia, visto che il Corex consentirebbe di diminuire la quantità di rottame necessario al forno elettrico e di migliorare con la sua ghisa la qualità dell’acciaio, indispensabile ad esempio alla produzione delle rotaie. Tanto che esperti del settore non scartano ipotesi di accordi commerciali ma anche di scambio di quote. L’ultimo pezzo di cui è da chiarire il destino è la cokeria, che in caso di arrivo del Corex ovviamente non servirebbe più allo stabilimento. Ci sarebbe l’offerta di una società canadese, ma certo ci sarà da ragionare sul rapporto costi-benefici legato al mantenimento di un impianto altamente inquinante, con la conduzione affidata a una società straniera prevedibilmente interessata a spremerlo al massimo. Una situazione come minimo contraddittoria rispetto ai risultati ambientali che il Corex porta con sé.Se questo è il ventaglio delle ipotesi, la realtà al momento è che l’altoforno intanto andrà avanti. Ma per quanto? Fonti aziendali dicono che l’impianto è in discrete condizioni, ma certo è che in tempi brevi avrà bisogno di una seria manutenzione.
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