Il Tirreno

Nave bloccata in porto da una bomba

di Alessandro De Gregorio
Nave bloccata in porto da una bomba

L’ordigno bellico agganciato dall’ancora e salpato durante la partenza del traghetto Toremar, interdetta tutta l’area

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PIOMBINO. Un ordigno bellico della Seconda guerra mondiale. Ancora attivo, non spolettato, in grado di esplodere. Con ogni probabilità una bomba aerea americana, forse una Gp (general pourpouse) da 250 libbre, di quelle sganciate dagli Alleati durante il bombardamento della città, del porto e delle fabbriche.

L 'ordigno è stato agganciato e salpato ieri pomeriggio nel porto di Piombino dal traghetto Bellini della Toremar. Era incastrato nell'ancora di prora sul lato sinistro, dove si trova tuttora a mezz'aria.

Sarà compito degli incursori del Comsubin della Marina militare di La Spezia rimuoverlo, portarlo via e farlo brillare.

L’allarme è scattato alle 17,30 quando il traghetto della Toremar, ormeggiato al molo Trieste, ha mollato gli ormeggi con destinazione Rio Marina. Il nostromo si è accorto subito che qualcosa non stava andando nel solito verso e dopo di lui se ne sono accorti un po' tutti, sia i 49 passeggeri che i 19 membri dell'equipaggio.

Il recupero dell'ancora infatti è risultato difficoltoso e a un certo punto la stessa si è come piantata sul fondale, che in quel punto oscilla tra i sei e i sette metri. La nave ha iniziato a ruotare a perno intorno all'ancora, a bordo in molti si sono preoccupati.

Quando finalmente l'ancora è spuntata dall'acqua insieme alla bomba, "scucchiaiata" tra le due zanne, il comandante Gianni Dini ha avvisato subito la compagnia di navigazione che a sua volta ha avvertito il comandante del porto, Martino Rendina.

Il traghetto è stato fatto subito rientrare (in realtà era ancora a pochi metri dalla banchina) e tutta l'area è stata transennata e messa in sicurezza. I passeggeri sono stati fatti scendere e dirottati su un altro traghetto mentre sul posto sono arrivati carabinieri, polizia, finanza, personale della security e della capitaneria.

Avvertita anche la prefettura, dove in un primo momento si pensava di chiedere l'intervento del genio pontieri di Piacenza. Poi invece la scelta è caduta sugli incursori della Marina. Il primo sopralluogo del Comsubin è stato fatto in tarda serata, la rimozione dovrebbe avvenire nella giornata di oggi.

Che i fondali del porto possano custodire ordigni bellici non stupisce nessuno. Anzi, è una delle preoccupazioni principali in vista dell'ampliamento dell'area portuale, che prevede anche l’escavo dei fondali fino a venti metri. Certo è che in quel punto, e in altri lungo il perimetro delle banchine, le ancore sono state gettate e salpate milioni di volte dal dopoguerra a oggi. Il molo Trieste peraltro è uno dei più affollati e frequentati.

Insomma, è quantomeno strano che proprio ora sia saltata fuori questa bomba. In serata si è fatta largo un'ipotesi che potrebbe spiegare questo episodio: l'ipotesi che l'ordigno sia finito nelle reti di qualche peschereccio più al largo, durante lo strascico. Peschereccio che, per sbaglio o per non perder tempo tra denunce e scartoffie, una volta in porto avrebbe scaricato il pesce in banchina e la bomba sul fondale. Un bel rischio dal punto di vista penale.

A suffragare questa ipotesi, secondo chi in porto ci vive, le condizioni e il colore dell'ordigno: arrugginito ma relativamente pulito.

Meno verosimile l’ipotesi secondo la quale sarebbero state le ultime mareggiate a spingere la bomba dall’imbocco del porto a ridosso degli ormeggi.

La capitaneria sta comunque conducendo gli accertamenti ed è prematuro fare congetture.

Senza considerare che il problema principale è togliere di lì quella bomba liberando peraltro il traghetto e le stesse banchine. Il comandante Renda con un’ordinanza ha interdetto l’accesso all’area, spostando anche i rimorchiatori al molo Magona. A terra sono rimaste le forze dell’ordine, a bordo del Bellini il comandante e quattro tecnici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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