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Famiglie sempre più povere, allarme del Centro antiusura
Guidoni: «In aumento le persone che si rivolgono a noi, la situazione è peggiorata in tutta la zona» Dalla Regione un aiuto con il prestito sociale: strumento utile, ma può risolvere solo pochi casi
SAN VINCENZO. Le famiglie, sia a San Vincenzo che nel resto della Val di Cornia, sono in notevoli difficoltà economiche. E non mancano le situazioni drammatiche di chi deve mantenere i propri figli pur essendo in cassa integrazione. Quale sia esattamente la situazione, ce lo spiega Franco Guidoni, ex assessore comunale al bilancio e membro del “Centro di ascolto prevenzione usura”.
«Da quanto si può osservare nel nostro Centro – spiega Guidoni – la situazione sociale nella zona è notevolmente peggiorata negli ultimi anni. Voglio fare un esempio accaduto recentemente e relativo a una coppia con due figli che, fino a due anni fa, aveva una situazione finanziaria normale. Il marito a un tratto è andato in cassa integrazione, riducendo così il proprio stipendio di 400 euro al mese. La moglie, che lavorava 6-7 mesi all’anno, quest’anno ha lavorato solo per 3 mesi, e quindi non avrà neanche diritto alla disoccupazione. La conseguenza è che i due non hanno potuto far fronte agli impegni e hanno subìto lo sfratto, trovando ricovero dai genitori di uno di loro (si sono ritrovati in 7 in sole 3 stanze)».
Una situazione per la quale la Fondazione prevenzione usura non può far niente. «Purtroppo no - dice Guidoni - Queste persone non hanno reddito sufficiente per far fronte agli impegni. Inoltre oggi le banche sono molto più fiscali di alcuni anni fa. Forse potranno essere aiutate col prestito sociale promosso dalla Regione (per un massimo di tremila euro) ed erogato nel territorio dell’Asl 6 dall’Arci di Piombino (alla Misericordia di San Vincenzo c’è uno sportello). Questo strumento però sta suscitando troppe aspettative. Infatti potrà risolvere solo pochi casi: la somma a disposizione per tutto il territorio dell’Asl 6 è di 100mila euro, e ciò significa che si potranno risolvere solo una quarantina di casi».
Ma il requisito per accedere a questo finanziamento, che deve essere restituito in tre anni, deve essere quello della difficoltà momentanea e contingente. «Sì – conferma Guidoni – e per questo ci deve essere una ragionevole prospettiva che il richiedente, a breve, sarà nuovamente in grado di camminare con le proprie gambe». Intanto, sempre più famiglie si rivolgono alla Caritas e alla Croce rossa. «I problemi delle famiglie crescono e, da quanto mi riferiscono i volontari della Caritas e della Croce rossa, sempre più persone si recano presso di loro per ricevere i viveri ottenuti mediante la raccolta alimentare fatta poco tempo fa con il contributo della Coop. Proprio per far fronte a queste nuove povertà e ai problemi sociali esistenti, ritengo che i Comuni debbano investire molti più fondi in questo campo, ed è necessario fare delle scelte in quanto le risorse a loro disposizione sono limitate».
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