Gioco
Piombino, oltre un milione in meno nel bilancio
Un altro taglio dalla redistribuzione del Fondo di solidarietà. Nuova mazzata sui conti, il Comune studia soluzioni
PIOMBINO. Un milione e centomila euro in meno nel bilancio del Comune, dopo la cosiddetta redistribuzione del Fondo di solidarietà nazionale. Un colpo durissimo, per un Comune che negli ultimi tre anni ha tagliato dove ha potuto per salvare i servizi sociali, facendo a meno di qualcosa come cinque milioni di trasferimenti statali.
Nemmeno viene concessa la possibilità di sforare della stessa cifra il patto di stabilità, e oltre tutto la notifica è arrivata in questi giorni, a un mese dall’assestamento di bilancio, rendendo comprensibilmente difficile studiare una manovra per ammortizzare questo nuovo taglio ai trasferimento statali.
Gli uffici dell’assessorato alle finanze sono già al lavoro per le verifiche sulla tenuta di altre voci di entrata, ad esempio quelle relative a multe e tassa di soggiorno, all’inizio della prossima settimana l’assessore Massimo Giuliani affronterà la questione in Commissione bilancio. Tutti sono impegnati a studiare una soluzione per evitare contraccolpi sui servizi, in una città alle prese con una crisi durissima.
In questo senso il sindaco Gianni Anselmi si mostra decisamente sconcertato: «Viene da domandarsi dove sia finita la politica – dice il sindaco, in partenza per il vertice di oggi a Bruxelles sulla questione Corex – Qui ci sono questioni che non si possono esaurire con un metro contabile. Sembra evidente che il governo non sia consapevole della situazione in cui versano i Comuni. A un mese dall’assestamento del bilancio scopriamo che ci manca più di un milione... Qui si taglia con automatismi che non tengono assolutamente di conto delle situazioni. A Piombino c’è una città alle prese con problemi gravissimi – prosegue – che vive il futuro con estrema preoccupazione. Una città dove è sempre in aumento la domanda di servizi sociali, penso alla casa, e alle evidenti difficoltà di molte famiglie a pagare mense e asili. Si può non tenerne conto?».
Già il Comune ha dovuto subire il taglio all’Imu del settore produtti, versata interamente allo Stato, che certo pesa molto in una città come la nostra, dove lo scambio col 50% della quota Imu per le seconde case ovviamente non basta a pareggiare il conto.
«Certo per noi questa sorta di scambio – conferma il sindaco – non può valere come in un comune rurale o prettamente turistico. Qui non si tiene conto della specificità, non so come il governo pensa che si possa andare avanti così. Lo Stato non può continuare a scaricare i problemi sui Comuni».
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