La manifestazione
MA L’UNITÀ RESTA UN MIRAGGIO
CRISTIANO LOZITO. Il primo tentativo di ricostruire l’unità del Pd dopo i veleni del congresso, annunciata dal segretario Valerio Fabiani, finisce con un buco nell’acqua. Matteo Tortolini, macchina...
CRISTIANO LOZITO. Il primo tentativo di ricostruire l’unità del Pd dopo i veleni del congresso, annunciata dal segretario Valerio Fabiani, finisce con un buco nell’acqua. Matteo Tortolini, macchina da guerra del comitato elettorale pro Fabiani, e a suo modo vero vincitore del congresso, si è assunto l’onere di scrivere il manifesto della politica del Pd per i prossimi anni, assumendo il ruolo di presidente della specifica commissione. Peccato che metodi (la presentazione di un documento bell’e fatto ai rappresentanti delle altre componenti) e contenuti (ad esempio la riproposizione dell’abortita Unione dei Comuni allargata a Castagneto) lo abbiano portato subito a sbattere. Ci si immaginava un paziente lavoro di ricucitura con Capuano e Peria, invece è stato scelto il metodo di sempre: qualcuno decide, gli altri devono dire sì. Solo che i tempi sono cambiati, la maggioranza del voto congressuale del segretario (54%) non consente più a Fabiani di governare un partito intero, e in particolare la metà a lui opposta, con i metodi della prima Repubblica. Se questo è l’inizio, l’obiettivo di Fabiani di arrivare alle amministrative con un partito ricompattato rischia di essere solo un’ingenua pretesa.
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