Il Tirreno

Il 30% dei redditi finisce nelle mani dei pensionati

Il 30% dei redditi finisce nelle mani dei pensionati

Una ricerca della Camera di commercio conferma il ruolo forte degli anziani nell’economia della famiglia

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PIOMBINO. I nonni ai tempi della crisi. Un ruolo tutt’altro che secondario.

E’ nelle mani dei pensionati il 30% del reddito dei piombinesi e del resto della provincia. La conferma del ruolo del welfare familiare in un contesto economico complicato, arriva dal dossier della Camera di commercio.

Nella nostra provincia i redditi da pensione ammontano a un miliardo e 835 milioni di euro e rappresentano il 22% del valore aggiunto. Ne beneficiano 100.874 persone: dunque, il 29,4% degli abitanti. Presi tutti insieme rappresentano il 30,1% di tutti i redditi lordi disponibili nelle tasche delle famiglie targate Livorno.

Chi tiene famiglia, insomma, tampona le falle nei bilanci di casa e nei servizi sociali. Che, se ci sono, superano le disponibilità economiche. E quello labronico non è un record: in buona parte delle province toscane la percentuale è anche superiore.

Dall’osservatorio sindacale dei pensionati arrivano altre conferme. Giuseppe Bartoletti, segretario provinciale di Spi Cgil, parla di un dato oggettivo. «Lo si tocca con mano quotidianamente. In molte situazioni, la si sfanga proprio grazie ai nonni. Non c’è dubbio. Sono loro il sostegno più immediato e più concreto su cui tante coppie possono contare per andare avanti».

Non è un caso che sempre più spesso ci si rivolge ai sindacati per lamentare il mancato adeguamento della pensione al costo della vita. Perchè anche 20 o 30 euro in più possono far comodo per pagare una bolletta ai figli. Che, frequentemente, chiedono informazioni sulla possibilità di accedere al microcredito attivato da un accordo tra Regione, sindacati e Fiditoscana. Se si hanno i requisiti (certificazione Isee e status di cassintegrati o di lavoratori in mobilità) si possono ottenere tremila euro da restituire gradualmente. La Regione sta pensando di estendere la facoltà a disoccupati e licenziati. «Da tempo la famiglia sta svolgendo funzione di ammortizzatore sociale. Siamo ormai alla terza generazione. Le coppie più giovani contano sui genitori e sui nonni», chiude Bartoletti. Anche perché un pensionato su quattro non arriva ai 65 anni mentre sono più di duemila i pensionati sotto i quarant'anni. Per indennità o disabilità.

La ricerca della Camera di commercio evidenzia che il numero dei pensionatidel livornese è in linea col resto della Toscana. Se da noi i pensionati sono il 30,1%, nel resto della Toscana siamo al 30,2%. Con punte a Grosseto al 32%, Siena e Arezzo sopra il 31%, e comunque anche Massa, Pistoia e Firenze sono al di sopra della percentuale livornese, esattamente identica a quella lucchese. Solo Pisa e Prato mostrano numeri inferiori (e va tenuto presente che la media nazionale è del 27%). Beninteso, i pensionati sono oltre centomila ma le pensioni sono molte di più: ne tocca in pratica una e mezzo a testa, e non è una prerogativa solo livornese visto che nelle altre zone della nostra regione la musica non è differente. A Livorno e dintorni sono 48mila le pensioni di vecchiaia, quasi 9.500 per superstiti, 2.655 quelle sociali, 2.461 quelle per invalidità civile (ma altri 1.540 ne hanno una doppia, entrambe per invalidità civile). Ma un pensionato su tre ha più di una pensione. In 26mila ne hanno un paio: in più di 3.500 due di vecchiaia, in quasi mille una "accoppiata" di pensioni per superstiti, in 1.842 una di vecchiaia e una di invalidità civile, (e quasi altrettanti una per superstiti e una di invalidità civile). In 7.805 ne riscuotono almeno tre: importo medio di 25mila euro annui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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