Sicurezza
Quelle 4 parole come un fiume in piena
Nello sport, in grafica, con disegni e foto: così la città lotta per il futuro della Lucchini
Qualcuno lo ha pensato, lo slogan. Altri l’hanno ripreso, rilanciato, scritto a mano o al computer: gli hanno dato vita, continuità e moltiplicazione. “Piombino non deve chiudere”, con quella semplicità, ha una forza dirompente perché spiega la verità: non si tratta “solo” dell’altoforno, della Lucchini e di migliaia di lavoratori con le loro famiglie; non solo. Si tratta di una città intera che come tale alza la voce e chiede una soluzione. Una città che prova a inventarsi anche dei sistemi per rendere popolari quelle quattro parole fuori dalle nostre mura.
È il caso dei ragazzi di “Piombino come una squadra”, gruppo nato su Facebook, che in pochi giorni ha messo insieme le società sportive cittadine, tutte impegnate a propagare quello slogan, con striscioni sulle reti dei campi, con le magliette “Piombino non deve chiudere” con le quali scendono in campo ogni domenica, in casa e fuori, prima di indossare la divisa sociale. Portando questo messaggio anche fuori dai nostri confini, così da spiegare a tutta la Toscana cosa sta succedendo a Piombino.
Quanto valgono quattro parole? Forse poco, forse non abbastanza; oppure varranno molto, perché dietro hanno sostanza. Foto, scritte, poster, cartelli: oggi “Piombino non deve chiudere” è ovunque. Quando abbiamo lanciato l’appello ai nostri lettori, chiedendo di inviare al Tirreno la loro “versione” dello slogan, la risposta è stata forte, chiara e affollata. Le vostre foto stanno arrivando copiose, le potete vedere su www.iltirreno.it e la sensazione è che questo fiume sia in piena; non si arresterà facilmente. Continuate a testimoniare quanto questa storia riguardi tutti: mai sottovalutare la forza delle parole.
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