Sicurezza
Quando il ministro urlò «basta!»
Ecco le parole del primo cittadino che indignarono Togni e gli americani
PIOMBINO. Questo il discorso, pronunciato davanti ai ministri Togni e La Malfa e a Lucius Dayton, che costò a Luciano Villani il posto sindaco della città di Piombino: «Signori ministri, signor Dayton, voi siete venuti qui a inaugurare uno strumento di lavoro destinato a consentire un aumento della produzione e a costituire quindi un vantaggio per l’economia nazionale. Se un tale evento si fosse verificato nel non lontano 1945, voi avreste visto, intorno ai membri di quello che allora era un Governo in cui erano rappresentate tutte le forze democratiche antifasciste del Paese e al rappresentante del grande popolo americano, un accorrere festoso ed esultante del popolo di Piombino, che è per antica consuetudine e tradizione uso a manifestare con la schiettezza caratteristica dei lavoratori i propri sentimenti. Oggi, invece, signori, (...) non sarà sfuggito alla vostra sensibilità come tale entusiasmo, che di Piombino costituisce una caratteristica nota in tutta la Toscana e in Italia, sia mancato, ed è mio dovere dirvi con franchezza i motivi di questo singolare fatto, onde non sorgano spiacevoli equivoci sui leali sentimenti dei miei amministrati. Questi hanno per l’Italia, per la nostra Patria un affetto, un attaccamento appassionato in tutto degno di quel che fece loro affrontare con impavido eroismo il tedesco invasore allorché, il 10 settembre 1943, scrissero una fra le più belle pagine della Resistenza; lo stesso affetto, lo stesso attaccamento che li hanno portati in data recente a designarmi con 29mila voti su 32mila abitanti quale loro rappresentante nel Congresso internazionale della pace. Questi sentono per il grande popolo americano, del quale fate parte voi, signor Dayton, che qui ho l’onore di salutare, la stessa ammirazione che li portò a lottare fraternamente al suo fianco (...). Oggi, signor ministro del Governo italiano, signor Dayton, i miei amministrati (...) guardano con pensosa preoccupazione al momento presente. Da ciò la loro apparente freddezza che non è indifferenza...». A questo punto, indignato, il ministro Togni grida «basta!» e, dopo aver gettato a terra le cartelle del sindaco, esce dalla stanza con Dayton. Villani, mortificato, conclude davanti ai pochi rimasti: «...ma cosciente dimostrazione delle esigenze di un importante e vivo nucleo della classe operaia italiana che vuole in tal modo, riservato nelle apparenze, ma non per questo meno significativo nella sostanza, esprimervi il suo profondo desiderio di lavorare in pace per la pace, in un mondo riscattato da ogni ingiustizia sociale, dove la libertà non sia nozione vana, ma effettivo inalienabile privilegio di chi col suo lavoro contribuisce alla fortuna della propria Patria e all’incremento di un vivere sereno e civile che non sia solo privilegio dei ricchi. (...)».(m.m.a.)
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