Sicurezza
Condannato per truffa ex segretario della Lega
Otto mesi a Carlo Bensa: avrebbe raggirato un albergatore e una società elbana tra conoscenze millantate, firme false e migliaia di euro intascati per consulenze
PORTOFERRAIO. Otto mesi di reclusione, 800 euro di multa. E un risarcimento danni di 37mila euro. È quanto il giudice Chiara Nardi del Tribunale di Livorno ha stabilito nei confronti di Carlo Bensa, ex segretario della Lega Nord elbana, condannato in primo grado per due truffe, ai danni rispettivamente di Gimmi Ori, titolare dell’hotel Il Rustichello, e della società Cos.Me Srl compiute tra il 2006 e il 2008. Bensa è inoltre accusato di appropriazione indebita di un notebook e di una stampante oltre che di falsità in scrittura privata.
I fatti contestati a Bensa risalgono al periodo compreso tra il maggio 2006 e l’aprile 2008. L’ex segretario della Lega, secondo l’accusa, avrebbe millantato conoscenze altolocate e frequentazioni con importanti avvocati che avrebbero indotto l’albergatore Gimmi Ori a chiedere aiuto all’esponente politico elbano per risolvere alcuni problemi legati a precedenti procedimenti giudiziari, di tipo civile, relativi a contenziosi con il padre e con dei professionisti. Un aiuto per il quale Bensa avrebbe percepito dall’albergatore, a titolo di rimborsi spese e anticipi, oltre 18mila euro. Da qui la prima accusa per truffa a cui segue un’analoga imputazione rispetto al rapporto di consulenza che Bensa aveva con la società Elba Cos.Me per la quale, millantando - secondo l’accusa - conoscenze in ambito imprenditoriale e politico, svolgeva attività di marketing su prodotti tecnici con funzione di barriera anti intrusione. In questo caso Bensa avrebbe fornito alla società false lettere di risposte di vari enti e associazioni ai quali veniva proposto l'acquisto dei prodotti dell’azienda. Enti e associazioni in realtà non interessati a comprare alcunché. Ma la Cos.Me, questo, non lo sapeva - spiega l’accusa - ed anzi in più occasioni aveva consegnato denaro al consulente (circa 15mila euro) per le sue prestazioni. Per rendere credibile la sua attività di consulenza Bensa, secondo l’accusa, avrebbe falsificato le firme di personaggi conosciuti come Paola Mancuso, ex segretario dell’Autorità Portuale (il presidente Luciano Guerrieri ha sporto querela), Bruno Bozzoli (Lega Navale), oltre a Paola Calliani, Piermarco Biagini e Piero Canovai. Bensa ha tirato in ballo anche un dirigente dell’Autorità portuale di Cagliari (Stefano Murgia) e l’avvocato di Roma Costanza Acciai che hanno negato di averlo mai conosciuto.
Tra i capi d'imputazione, infine, anche l’appropriazione indebita di un computer e di una stampante di proprietà della società e falsità in scrittura privata per l’iscrizione di Gimmi Ori alla Lega Nord. La struttura accusatoria è stata recepita dal giudice del Tribunale di Livorno che, pertanto, ha condannato Bensa a otto mesi e a risarcire Gimmi Ori, l’unico ad essersi costituito parte civile, con 30mila euro più 7mila euro di spese legali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
