Il Tirreno

«Non possiamo imporre niente al privato»

«Non possiamo imporre niente al privato»

L’assessore Giuzio: la conservazione non è nostra competenza, sollecitiamo la Soprintendenza

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PORTOFERRAIO. «I privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione». Il codice dei beni culturali, articolo 30 comma 3, regola in questo modo il rapporto tra i privati proprietari e i beni culturali di interesse pubblico. E proprio in queste parole, più precisamente nel significato del termine “conservazione”, che vengono delimitate le responsabilità e le capacità di intervento degli enti. Confini che, nel caso della Villa delle Grotte, collidono con la volontà del privato e, ormai da mesi, hanno creato una sorta di stallo.

Lo scorso giugno, infatti, abbiamo documentato il degrado della Villa Romana delle Grotte, di proprietà dal 1994 della Fondazione Villa Romana delle Grotte facente capo a Marcello Pacini. In questi mesi la situazione non è stata risolta. «Ci siamo mossi per quanto le nostre competenze ce lo consentissero – spiega l’assessore alla cultura del Comune di Portoferraio, Antonella Giuzio – la conservazione del bene culturale non compete direttamente al Comune che, invece, ha voce in capitolo con i privati per quanto concerne la valorizzazione del bene e la sua fruizione, per la quale abbiamo collaborato con convenzioni ad hoc negli anni passati». L’assessore fa sapere che il Comune non possiede gli strumenti per imporre la riapertura della Villa privata, tanto meno per imporre istruzioni legate alla sua conservazione. «Quello che abbiamo fatto in questi mesi è fare continue sollecitazioni per un intervento diretto della Soprintendenza archeologica – spiega la Giuzio – che sorveglia sulla conservazione e sulle manutenzioni del bene effettuate dal privato. Ma, da quanto ne so, i tentativi della Soprintendenza con la proprietà non sono andati a buon fine».

E, in effetti, in questi mesi la Soprintendenza archeologica ha provato in più di un’occasione la strada della soluzione diplomatica della questione. Ma, per il momento, i tentativi di mettere in piedi un tavolo non sono andati a buon fine, a causa dei rapporti logori tra la proprietà e l’amministrazione comunale.

Fatto salvo che il proprietario privato non è tenuto per legge a rendere il bene fruibile al pubblico, la Soprintendenza si limita esclusivamente a far rispettare il vincolo legato alla conservazione del bene e agli interventi di manutenzione come, ad esempio, lo sfalcio dell’erba. Il problema, tuttavia, è che la struttura delle sanzioni per il mancato rispetto dell’obbligo di conservazione è fin troppo debole. Anche per questo motivo si confida ancora su una soluzione diplomatica e non traumatica della vicenda, tramite il recupero del rapporto con la proprietà privata e la ridefinizione di un vincolo, con la speranza di vedere riaperta la Villa nei prossimi mesi quando, peraltro, le elezioni porteranno necessariamente ad un cambiamento nella giunta comunale. Una soluzione diplomatica che, in tutti questi mesi, non è mai parsa alla portata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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