Il Tirreno

«Potevano uccidermi, la pena è meritata»

«Potevano uccidermi, la pena è meritata»

I ricordi di Ugo Geri: mi hanno colpito alla testa, poi il buio. Eppure hanno denunciato anche me

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CAPOLIVERI. «Potevano uccidermi, se il giudice ha deciso di condannarli a nove anni è perché se lo meritavano. Ma io non sarò contento finché non prenderanno anche chi, nella mia villa, i rapinatori ce li ha mandati. Perché è chiaro che non agissero da soli». Sono passati quasi undici mesi dal giorno più brutto della vita di Ugo Geri, imprenditore di 67 anni. Era appena rientrato nella sua casa di Pareti, a Capoliveri, dopo aver portato a spasso il cane. Ma, aperta la porta di ingresso, si è trovato di fronte i tre rapinatori. «Fuori i soldi», urlavano. Poi uno di loro è andato incontro a Geri, lo ha aggredito. Una botta tremenda alla testa, poi il buio. Fino a quando, tre ore dopo, l’imprenditore ha ripreso conoscenza e, sanguinante, si è trascinato fino alla casa del vicino. E ha chiesto aiuto.

«In verità ricordo solo parzialmente quei momenti – racconta il sessantasettenne – mi sono trovato quei tre dentro casa, volevano i miei soldi. Io gli ho risposto che non li avevo. Quello più grosso mi ha colpito, credo che l’abbia fatto con il calcio della pistola. A quel punto ho perso conoscenza. Forse volevano uccidermi. E probabilmente, se non avessi trovato la forza di chiedere aiuto tre ore dopo, sarei morto davvero».

Abbiamo rintracciato Geri al telefono nella sua casa di Pareti: non sapeva nulla della sentenza. «Nove anni sono tanti? Il giudice avrà sicuramente valutato bene la situazione – spiega l’imprenditore – ma quello che mi rende più soddisfatto è sapere che vanno avanti le indagini per trovare una quarta persona. Ho sempre sostenuto, e anche i carabinieri lo sanno, che quei tre non potevano agire da soli. Qualcuno ce li ha mandati a casa mia». La rapina ha segnato la vita di Geri che, tuttavia, non è tipo da abbattersi. «Riprendere la mia vita normale non è stato così semplice – racconta – per giorni le costole mi hanno fatto male, non ero in grado di stare al lavoro. Mi sono dovuto rifare i denti che i rapinatori mi hanno spezzato. Se ora ho paura? Cosa vuole che le dica. No, non sono quel tipo di persona. Ma quello che mi è accaduto non è stata certo una bella esperienza e mi è costato molto». Il riferimento dell’imprenditore non si limita alle ripercussioni psicologiche. «Quel giorno mi è costato molto anche dal punto di vista economico, per le spese che ho dovuto sostenere per gli avvocati – spiega – e in alcuni momenti sono stato trattato come se avessi commesso io un reato. I carabinieri mi hanno perfino denunciato per porto d’arma abusivo. Hanno trovato in casa mia una pistola d’epoca. È solo una replica di fine ’800. Per questo ho una causa in corso, mi sto difendendo. Su di me, in paese, sono circolate voci di ogni tipo. Ma io non sono colpevole di niente, ho solo vissuto un’esperienza terribile». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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