Il dolore
Maxi condanna per i rapinatori di Pareti
A fine novembre entrarono nella villa di Ugo Geri e lo pestarono a sangue, dovranno scontare 9 anni a testa di carcere
LIVORNO. Ventisette anni di carcere per i tre esecutori materiali della rapina avvenuta a Pareti, a due passi da Capoliveri, a fine novembre ai danni dell’imprenditore Ugo Geri: picchiato, derubato e lasciato agonizzante nel salotto della sua villa.
Ma ora spunta una nuova inchiesta per accertare la presenza - sempre più concreta - di un basista sull’isola: capace di svelare ai complici i segreti e le abitudini del padrone di casa, a cominciare dall’orario in cui il sessantaseienne era solito portare fuori il proprio cane e il luogo dove nascondeva le chiavi per entrare.
Il processo nei confronti di Ruscan Cociug, 35 anni, Sergiu Gudima, 36, entrambi di nazionalità moldava e di Vlad Petruscu, 33, si è concluso venerdì pomeriggio davanti al giudice per l’udienza preliminare Beatrice Dani.
La settimana precedente, i legali dei tre indagati avevano infatti presentato al giudice la richiesta di essere giudicati con rito abbreviato che ha permesso loro di usufruire di uno sconto di un terzo sulla pena.
Troppo evidenti le prove che i carabinieri avevano raccolto nei confronti dei tre, arrestati il giorno successivo alla rapina quando furono pizzicati in un capannone nei dintorni di Portoferraio mentre stavano cercando di fuggire con la refurtiva: una trentina di orologi e un migliaio di euro in contanti e le armi usate per minacciare l’imprenditore.
«Il pubblico ministero - si legge nel verbale d’udienza - aveva chiesto al giudice una pena di sei anni ciascuno». Una sentenza, dunque, ancora più severa di quella chiesta dalla Procura.
Ma la vera svolta nelle indagini è avvenuta a margine della penultima udienza quando uno dei tre banditi ha chiesto di prendere la parola spiegando al giudice di essere sì l’autore materiale della rapina ma che all’Elba la banda aveva avuto un basista.
A dire il vero, già durante le indagini dopo il colpo, i carabinieri avevano cercato di rispondere a una domanda chiave: ma come facevano tre banditi che non erano mai stati sull’sola a sapere così tanto su Ugo Geri ?
Ecco perché i militari avevano iniziato a scavare nel recente passato dell’’imprenditore. A cominciare dalle persone che avevano frequentato la casa.
È da questa ricerca che era è spuntata una collaboratrice straniera che per qualche tempo si era occupata della villa. E soprattutto del suo compagno. L’uomo è stato anche ascoltato dai militari che gli chiesero che cosa avesse fatto la sera precedente alla rapina. Lui rispose che era rimasto seduto in salotto davanti al pc a navigare su internet.
Evidentemente gli investigatori non hanno trovato nell’immediatezza prove contrarie alla parola del sospettato e dunque l’uomo era sparito dall’inchiesta.
Ora, a distanza dieci mesi dall’inizio delle indagini, quello stesso nome è tornato sulla scrivania del pubblico ministero Fiorenza Marrara all’interno del verbale di udienza nel quale uno dei rapinatori ha confessato di aver partecipato alla rapina. E da quel giorno la macchina degli investigatori si è rimessa in moto per verificare il ruolo del quarto uomo.
L’idea degli investigatori è che il presunto basista possa aver ricevuto tutte le informazioni sulle abitudini dell’imprenditore dalla compagna. A questo punto avrebbe chiamato in continente alcuni amici ai quali avrebbe dato tutte le informazioni necessarie per mettere a punto un lavoretto pulito. Entrare in casa conoscendo il posto dove venivano nascoste le chiavi e sapendo che il proprietario era fuori doveva essere un gioco da ragazzi.
Invece un colpo pulito si è trasformato in una sanguinosa rapina perché l’imprenditore è tornato prima a casa. È iniziata da qui la caccia ai banditi, che forse non è ancora finita.
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