Italia
Animali al ristorante, superato un tabù ma serve buonsenso
Molti locali della Val di Cornia si sono già attrezzati L’unica eccezione resta quello dei negozi di alimentari
PIOMBINO. Ristoranti, pizzerie, gelaterie. Da oggi i cani sono i benvenuti. A patto che Fido sia munito di guinzaglio e museruola. Lo stabilisce una norma di Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, che - assieme al ministero della salute - ha pubblicato un sostanzioso «Manuale di corretta prassi operativa per la ristorazione, gastronomia e pasticceria». Tutti quei settori, cioè, per i quali l’ingresso di animali domestici, cani in particolare, nei rispettivi negozi era in passato materia a dir poco scottante. Il nuovo manuale, al contrario, data la collaborazione ministeriale, ottempera tutte le disposizioni di legge, e soprattutto - come spiega Marcello Fiore, direttore generale Fipe, abbatte «il tabù secondo il quale la presenza di cani nei ristoranti contrasterebbe con motivazioni di ordine igienico-sanitario».
Un principio, del resto, già consolidato in molti paesi europei. In realtà già da tempo la Toscana aveva preso precisi provvedimenti in questa direzione, quando con la legge regionale n°59 del 2009 aveva stabilito l’accesso dei cani (se accompagnati da proprietario o detentore) a tutti gli esercizi pubblici e commerciali, nonché ai locali e uffici aperti al pubblico. «Unica eccezione – ricorda il veterinario dell’Asl 6 Mario Mazzarri – i negozi di alimentari, per i quali vale una disposizione comunitaria del 2004 a tutela delle merci esposte». «Noi siamo già da tempo attrezzati per l’ingresso dei cani – sottolinea Piero Bernardini, proprietario del Caffè Bernardini di via Petrarca – Basta che siano a guinzaglio, e la nostra disponibilità è assoluta. Fuori dall’ingresso, tra l’altro, abbiamo anche allestito il Dog Bar», ovvero la speciale ciotola fornita dall’associazione «La Casa di Margot» per permettere ai cani di trovare sul loro percorso, e con una certa frequenza, dell’acqua fresca. All’attitudine pet-friendly non si sottraggono neanche i ristoranti del centro. Anzi. «Più volentieri eviterei di far entrare qualche umano» scherza qualcuno, ma dietro la battuta si capisce che la disponibilità all’amico a quattro zampe è praticamente totale. «Sempre fatti entrare, sta al padrone sapere come gestirli» dicono dal «Borgo Antico» e lo stesso «Il Garibaldi Innamorato», dove - raccontano, i cani sono sempre stati bene accetti, anche prima che arrivasse la norma regionale del 2009 («diciamo che è più complesso quando abbiamo due cani in una stessa stanza, però non ci sono mai stati problemi»). Identico il commento di Walter Demi da «Il Boccondivino»: «C’eravamo già adeguati alla norma regionale di quattro anni fa – spiega – e siamo più che favorevoli, anche ai cani di grossa taglia. Anche perché il nodo della faccenda non è il cane, è il padrone». L’appello al buon senso, quindi, a suo tempo esplicitato anche dalla 59/2009. Buon comportamento per il quieto vivere, che è poi il fattore indispensabile per conquistarsi la fiducia anche di chi un cane non lo possiede e si ritrova a convivere con quegli degli altri. Appunto, anche al ristorante. «Mai avuto problemi – replica Demi – Le persone sono ben disposte. Consideriamo poi che ad avere un cane sono tantissimi turisti». Ma se il gestore proprio non ne vuole sapere di accogliere cani nel proprio ristorante? Per la Regione la soluzione era l’invio di una raccomandata in Comune, unico modo per avere l’autorizzazione a esporre il cartello «Io qui non posso entrare». Di disposizioni simili, però, il nuovo manuale non ne parla.
«Per voi che siete in Toscana – spiega il presidente Fipe Fiore – vale sempre il principio della raccomandata, che mi sembra anche il più corretto e chiaro. Altrove chi non vuole accettare cani deve ricordarsi che i cani-guida devono essere ammessi ovunque. Ci vuole un po' di raziocinio. In ogni caso io ristoratore posso decidere di non accettare un cane perché ho una tappezzeria particolare e temo di sporcarla. Ma non posso rivendicare motivazioni di ordine igienico-sanitario. Fattore che invece era comparso anche in diverse ordinanze comunali. Adesso automaticamente decadute».
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