Il dolore
«Da piccolo credevo di essere italiano»
Le storie dei figli di immigrati: studiano in città, hanno amici piombinesi. E ora sperano in un’azione concreta del governo
PIOMBINO. Anna Tempestini, assessore alle politiche sociali e all’immigrazione, chiama uno per volta gli istituti scolastici della città. Il primo gruppo a salire è quello dei bimbi delle elementari “Dante Alighieri”. Una vera e propria folla di piccoli uomini e piccole donne, tutti schierati in una vociante, allegra e sconclusionata formazione, in attesa di essere chiamati per la consegna dell’attestato di cittadinanza onoraria.
Tanti volti, confusi in un unico sorriso. Cognomi stranieri, difficili da pronunciare, con una storia tutta loro da raccontare. Nomi che vengono da lontano, come Matthias e Nicholas, ma anche italianissimi come Sabrina, Stefano, Enea, Elisa e Marianella. Tra loro anche Filippo Bozhinov, 6 anni, figlio di macedoni, presenti al Metropolitan per assistere orgogliosi alla consegna degli attestati a lui e al fratello Dimitri, che di anni ne ha 12.
«Sono in Italia dal 1992 – parla Rade, il capofamiglia – Quando ho ottenuto un lavoro sicuro ho fatto venire anche mia moglie Elizabetta. Era il 2000. Poi sono arrivati i nostri due bambini». Filippo e Dimitri, nati in Italia, il loro Paese. «Si sentono italiani a tutti gli effetti, e allo stesso modo li trattano i compagni di scuola e gli amici – spiega Elizabetta – I bambini non fanno differenze. La cattiveria e l’intolleranza sono roba degli adulti».
Tra gli 84 destinatari dell’attestato sono davvero pochi gli studenti delle scuole superiori. Una di loro è Alessia Maria Armasu, 15enne alunna del Linguistico al primo anno.
«I miei genitori sono della Romania, ma io sono nata in Italia – racconta la giovane – Sto bene qui, non mi sento diversa dai miei amici, e infatti non vengo neppure trattata diversamente da loro. Per tutti, me per prima, sono piombinese. Ricevere questo attestato mi fa piacere, ma spero che al valore simbolico segua da parte del governo un’azione concreta».
Chi ha quasi l’età per fare richiesta della cittadinanza è invece Younssi Soufian, 18 anni tra un mese, studente di ragioneria. «I miei sono originari del Marocco – spiega – Sto bene, i miei legami affettivi sono positivi, gli amici che ho sono quasi tutti italiani, non per altro ma perché qui sono nato. Da piccolo credevo di esserlo anch’io italiano, e quando ho saputo che non era proprio così ci sono rimasto male».
«Tra poco chiederò la cittadinanza – prosegue Younssi – Vedere sul documento “cittadino italiano” per me è importante, non solo dal punto di vista legale, ma anche perché sono, mi sento e voglio essere il futuro dell’Italia». (fra.le.)
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