Il Tirreno

QUESTA CITTÀ COME UNA SQUADRA

di GIORGIO PASQUINUCCI

di GIORGIO PASQUINUCCI Sui volti dei lavoratori è ricomparsa un po’ di luce. La fiducia ha ripreso il posto della delusione e la rabbia di venerdì sera, quando i sindacalisti di ritorno da Roma...

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di GIORGIO PASQUINUCCI

Sui volti dei lavoratori è ricomparsa un po’ di luce. La fiducia ha ripreso il posto della delusione e la rabbia di venerdì sera, quando i sindacalisti di ritorno da Roma avevano riportato nel quadrilatero del Rivellino, pacificamente occupato, gli esiti negativi dell’incontro con il sottosegretario allo Sviluppo economico De Vincenti e il commissario straordinario della Lucchini, Nardi.

La vita dell’altoforno sembrava definitivamente segnata, la tensione era al massimo e i sindacati si erano preparati alzare il tiro della protesta, a cominciare dallo sciopero di 24 ore e dalla manifestazione di ieri. Poi è arrivato l’inatteso incontro di mercoledì a Firenze con il premier Letta e il presidente Napolitano.

Si era sparsa la voce di un’eventuale occupazione dei binari alla stazione di Campiglia e di un’altra azione eclatante a Pisa da parte di un gruppetto di attivisti dei sindacati. Ma i lavoratori non hanno voluto smentire quel che di loro ha detto il presidente Napolitano: «A Piombino c’è gente seria e responsabile». I sindacati hanno voluto dare ulteriore credito alle promesse, questa volta arrivate dai vertici dello Stato. «Se cade Piombino cade la siderurgia», ha detto il Capo dello Stato, invitando Enrico Letta a seguire da vicino questa vicenda che tiene appesi, ad un filo, ormai da quattro anni, almeno 4mila lavoratori della Lucchini e dell’indotto. E, con loro, l’intera città.

Nel lungo corteo, dall’auto apripista dei sindacati, l’altoparlante ripeteva con ossessione lo slogan-mantra che tutti abbiamo imparato: “Piombino non deve chiudere, l’altoforno non si deve fermare”. E false sono state definite le voci sullo stato di salute dell’impianto, che sembrano alimentate dai vertici dell’azienda, e quelle sulle perdite: 8 milioni secondo il commissario, meno di 2 per i sindacati.

È in gran parte su queste diverse valutazioni che si gioca la partita per far proseguire la marcia dell’altoforno fino a che non si concretizzeranno progetti alternativi. «Siamo disponibili all’innovazione _ hanno ripetuto anche ieri i sindacalisti _ ma possiamo trattare solo con gli impianti in marcia».

Non spegnere.

Non chiudere.

Andare avanti.

Sulla superstrada è stata improvvisata un’assemblea e i tre sindacalisti che hanno partecipato all’incontro con Letta e Napolitano hanno dato una iniezione di fiducia al movimento.

Ancora non è finita. I lavoratori continueranno a battersi su due fronti, quello della trattativa con le istituzioni (lunedì incontreranno il presidente della Regione Rossi) e quello della protesta. C’è uno slogan fresco fresco mutuato dalle associazioni sportive che ieri marciavano a fianco degli operai. Dice: “Piombino come una squadra”.

Il movimento deluso, che pochi giorni prima si era persino sentito umiliato dal rifiuto a prendere in considerazione l’ipotesi di fa continuare la marcia dell’altoforno, fino a chiedere con oltre seicento firme le dimissioni del ministro Zanonato, ieri ha ritrovato la forza della calma. Continueranno a spiegare perché la siderurgia debba essere salvata, e come.

@gpasquinucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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