Il Tirreno

Mattina di tensione sulla variante Aurelia «Sfilare non basta»

di Alessandro De Gregorio
Mattina di tensione sulla variante Aurelia «Sfilare non basta»

Sforato di mezz’ora il tempo concesso dalla questura Ma chi voleva forzare i blocchi è rimasto in minoranza

2 MINUTI DI LETTURA





VENTURINA. Le sveglie sono suonate da poco, ma c'è anche chi non ha dormito. Perché ha fatto il turno di notte o semplicemente perché l'adrenalina glielo ha impedito. L'aria è carica di tensione, montata lentamente nelle ultime ore. Il giorno prima è stata fatta girare una voce: tenete fuori donne, studenti e bambini. Ma ci sono già donne e studenti quando arriviamo in via Cerrini, a Venturina. E ci sono gli operai, i sindacalisti, qualche fascia tricolore. C'è anche gente che non lavora in fabbrica ma sa di essere (ancora) legata a quell'altoforno.

Si arriva alla spicciolata, in auto e con pullman di linea. Le forze dell'ordine se ne stanno a distanza, hanno imbucato uomini e mezzi in posti strategici. La celere sonnecchia nei blindati, lì vicino. I reparti dei carabinieri sono a San Vincenzo. Corre voce che il concentramento di Venturina sia un diversivo. Che gruppi sciolti siano pronti ad agire altrove. Forse senza l'incontro del giorno prima a Firenze tra la delegazione piombinese, Letta e Napolitano sarebbe andata proprio così. Ma oggi, almeno per oggi, va diversamente.

Quando ci sono duemila persone il corteo si muove. Sono le 9,30. Striscioni in testa, bandiere, sirene, tamburi e fischietti. Non si imbocca la via della stazione ma lo svincolo della variante Aurelia. Primi mugugni della parte "calda". Sulla variante, al di là delle auto di polizia e carabinieri, qualcuno scorge i furgoni della celere. Il clima si scalda.

Alle 10,30 la testa del corteo si scioglie, una metà scavalca il newjersey e inonda anche la corsia sud della variante, bloccandola così in entrambe le direzioni. I sindacalisti tirano le briglie convocando subito l'assemblea lì, sulla strada. Al megafono riferiscono dell'incontro di Firenze, sottolineano l'impegno di Napolitano, non si sbilanciano ma riescono a tenere tutti buoni.

Alle 11 viene dato l'ordine di tornare indietro, in via Cerrini. E qui le cose cominciano a complicarsi. Mentre molti tagliano nei campi per raggiungere le auto, e mentre il corteo fa dietrofront sulla corsia sud, si accendono focolai di protesta. Sono quelli delusi «dalla solita, inutile passeggiata». Vogliono di più, chiedono azioni incisive come forzare i blocchi. Accusano i sindacalisti, c'è chi restituisce la tessera, volano parole pesanti. Il corteo è piantato lì mentre il tempo scorre. Il permesso della questura scade a mezzogiorno e mancano pochi minuti. Ne vengono concessi altri venticinque, mentre si tratta. Chi vuole restare (tra cui alcuni studenti) alla fine si arrende. Anzi, rimanda. Venti-trenta persone sono nulla a fronte di 400 uomini in divisa. Diluvia. Si smobilita. Le sensazione, per non dire la certezza, è che la prossima volta sarà diverso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web