La protesta
Mattina di tensione sulla variante Aurelia «Sfilare non basta»
Sforato di mezz’ora il tempo concesso dalla questura Ma chi voleva forzare i blocchi è rimasto in minoranza
VENTURINA. Le sveglie sono suonate da poco, ma c'è anche chi non ha dormito. Perché ha fatto il turno di notte o semplicemente perché l'adrenalina glielo ha impedito. L'aria è carica di tensione, montata lentamente nelle ultime ore. Il giorno prima è stata fatta girare una voce: tenete fuori donne, studenti e bambini. Ma ci sono già donne e studenti quando arriviamo in via Cerrini, a Venturina. E ci sono gli operai, i sindacalisti, qualche fascia tricolore. C'è anche gente che non lavora in fabbrica ma sa di essere (ancora) legata a quell'altoforno.
Si arriva alla spicciolata, in auto e con pullman di linea. Le forze dell'ordine se ne stanno a distanza, hanno imbucato uomini e mezzi in posti strategici. La celere sonnecchia nei blindati, lì vicino. I reparti dei carabinieri sono a San Vincenzo. Corre voce che il concentramento di Venturina sia un diversivo. Che gruppi sciolti siano pronti ad agire altrove. Forse senza l'incontro del giorno prima a Firenze tra la delegazione piombinese, Letta e Napolitano sarebbe andata proprio così. Ma oggi, almeno per oggi, va diversamente.
Quando ci sono duemila persone il corteo si muove. Sono le 9,30. Striscioni in testa, bandiere, sirene, tamburi e fischietti. Non si imbocca la via della stazione ma lo svincolo della variante Aurelia. Primi mugugni della parte "calda". Sulla variante, al di là delle auto di polizia e carabinieri, qualcuno scorge i furgoni della celere. Il clima si scalda.
Alle 10,30 la testa del corteo si scioglie, una metà scavalca il newjersey e inonda anche la corsia sud della variante, bloccandola così in entrambe le direzioni. I sindacalisti tirano le briglie convocando subito l'assemblea lì, sulla strada. Al megafono riferiscono dell'incontro di Firenze, sottolineano l'impegno di Napolitano, non si sbilanciano ma riescono a tenere tutti buoni.
Alle 11 viene dato l'ordine di tornare indietro, in via Cerrini. E qui le cose cominciano a complicarsi. Mentre molti tagliano nei campi per raggiungere le auto, e mentre il corteo fa dietrofront sulla corsia sud, si accendono focolai di protesta. Sono quelli delusi «dalla solita, inutile passeggiata». Vogliono di più, chiedono azioni incisive come forzare i blocchi. Accusano i sindacalisti, c'è chi restituisce la tessera, volano parole pesanti. Il corteo è piantato lì mentre il tempo scorre. Il permesso della questura scade a mezzogiorno e mancano pochi minuti. Ne vengono concessi altri venticinque, mentre si tratta. Chi vuole restare (tra cui alcuni studenti) alla fine si arrende. Anzi, rimanda. Venti-trenta persone sono nulla a fronte di 400 uomini in divisa. Diluvia. Si smobilita. Le sensazione, per non dire la certezza, è che la prossima volta sarà diverso.
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