Il Tirreno

L’incontro con la comunità senegalese crea forti divisioni

di Stefano Taglione
L’incontro con la comunità senegalese crea forti divisioni

A Campo polemiche sulla commemorazione del 2 novembre dello sbarco alleato che liberò l’Elba dall’occupazione

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MARINA DI CAMPO. A pochi mesi dalle elezioni è di nuovo bagarre fra i consiglieri di maggioranza. Al centro delle polemiche la commemorazione con la comunità senegalese in Italia, organizzata il 2 novembre per ricordare lo sbarco degli Alleati per liberare l’Elba dall’occupazione tedesca. Uno sbarco violento, denominato Operazione Brassard, che vide la morte di molti africani, uccisi dalle mine esplose sulla spiaggia.

All’origine dello scontro istituzionale gli episodi post-bellici di cui si sono macchiati i soldati senegalesi, suffragati dai documenti dell'epoca, rievocati da un membro esterno della maggioranza, Giuseppe Foresi. «Terminate le operazioni - si legge in un rapporto delle autorità datato 21 settembre 1944 - queste truppe si abbandonavano, verso la popolazione dell'isola, ad ogni sorta di eccessi, violentando, rapinando, derubando, depredando paesi e case coloniche, razziando bestiame, vino ed uccidendo coloro che tentavano di opporsi ai loro arbitri». Secondo il rapporto, i soldati senegalesi uccisero otto elbani.

E la giornata organizzata dal Comune a qualcuno non piace. «La nostra amministrazione sostenuta dal Pdl è di sinistra - afferma Foresi - e ignora la storia. Questa è un’ospitalità in puro stile bottegaio». «Non sono stato consultato», afferma contrariato il consigliere Pdl Leonardo Cervini. «Segnini cerca consensi con scarsi risultati», dice l’ex assessore Alessandro Dini. «Un sindaco - aggiunge il consigliere Gianluigi Palombi - deve difendere la nostra storia». Il vicesindaco Lucia Soppelsa, butta acqua sul fuoco. «Alcune persone hanno frainteso - dice - Guardiamo oltre la guerra e rileggiamo la storia con occhi diversi».

Vanno Segnini, invece, tira dritto e attacca chi non è d’accordo. «I senegalesi hanno pagato un prezzo altissimo - spiega - e non dimentico neanche gli orrendi episodi che li hanno visti protagonisti. Loro lo riconoscono e noi non li condividiamo. Ma c’è una verità storica da considerare: il 25 aprile è la Festa della Liberazione. Non è pensabile metterla in discussione e se qualcuno nella nostra maggioranza - avverte Segnini - è attaccato a realtà del passato, è un suo problema. L’incontro è animato dalla fratellanza e non siamo nè di destra nè di sinistra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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