Sicurezza
Fondali a meno 20, arriva l’ok da Roma
Ma intanto la Cmc di Ravenna, vincitrice con la Sales della gara per l’ampliamento, è investita da una bufera giudiziaria
PIOMBINO. Il Consiglio superiore dei Lavori pubblici ha approvato la variante al Piano regolatore portuale, che cosnentirà il dragaggio dei fondali a 20 metri di profondità, invece dei 16 inizialmente previsti.
Obiettivo importante per l’operazione Concordia ma più in generale per il futuro del porto, andando a incidere positivamente sulla sua competitività. Con questa profondità infatti potrà ospitare navi da 200mila tonnellate (fino a oggi il limite era di 50-60mila tonnellate), con grande risparmio per le operazioni di scarico, quantificato in un range dai 10 ai 20 milioni di euro all’anno.
«Con i fondali a venti metri – spiega soddisfatto il commissario dell’Ap Luciano Guerrieri, che ieri era a Roma col sindaco Gianni Anselmi e il governatore Enrico Rossi – potremo competere con tutti gli altri porti europei che avevano già queste caratteristiche. E’ davvero un ottimo risultato, ottenuto con un lavoro di concerto che ha visto impegnati l’Autorità portuale, il Comune di Piombino e la Regione».
Un lavoro tecnico e burocratico completato a tempo di record, che ha soddisfatto il Consiglio superiore del Lavori pubblici, dopo due richieste di integrazione, visto la necessità di una modifica alla direzione del canale di accesso. Un passo importante, per segnare un altro punto nella corsa alla realizzazione degli interventi necessari per ospitare la Concordia.
A offuscare il clima positivo ieri è però arrivata la notizia che la Procura di Trani ha chiesto l’interdizione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale – in pratica il blocco di tutti i cantieri aperti nel mondo – per la Cmc di Ravenna (che ha appena vinto insieme alla Sales la gara per i lavori di adeguamento e ampliamento del porto di Piombino, ed è già al lavoro sulle banchine, sempre con la Sales per un altro appalto da 22 milioni), nell’ambito dell’inchiesta sul porto di Molfetta per una presunta truffa allo Stato da 150 milioni di euro. Ai domiciliari è finito il manager della Cmc, indagati il presidente e sette dipendenti.
I dirigenti della cooperativa hanno smentito ogni coinvolgimento assicurando la totale estraneità dell’azienda e dei personaggi coinvolti nei fatti ricostruiti dalla Procura di Trani.
Il giudice per le indagini preliminari deciderà alla fine di ottobre dopo aver sentito le parti.(cloz)
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