Sicurezza
Stop agli esperimenti sonori nel Santuario
Greenpeace e Legambiente chiedono l’intervento delle istituzioni locali: i cetacei vanno tutelati
PORTOFERRAIO. «Si applichi il principio di precauzione nel mare del Santuario dei cetacei». È’ un appello unitario, quello lanciato dalle associazioni ambientaliste Legambiente e Greenpeace, preoccupate per la salute dei cetacei del nostro mare e delle ripercussioni sugli stessi animali delle sperimentazioni sui sonar. L’intervento delle associazioni giunge a pochi giorni dall’avvistamento in rada a Portoferraio di due balenottere e della morte, a Marciana Marina, di un cucciolo di balena per cause ancora da accertare. «Quali esse siano – ci dicono le due associazioni – ci parlano di un mare stressato. E siamo noi uomini, non solo in Toscana naturalmente, la causa. I virus, le malattie, sono il fattore ultimo che colpisce animali che vivono in un ecosistema sotto pressione. Sulla presenza di una nave della Nato che realizzava esperimenti in mare, nella stessa area e negli stessi tempi in cui si compiva il destino del balenottero giunto morto a Marciana Marina, si è detto e scritto molto. Chi eseguiva quegli esperimenti ne ha affermato l’innocuità, ma purtroppo la presenza di attività di questo tipo in passato ha già coinciso con spiaggiamenti di cetacei». Secondo Greenpeace e Legambiente lo spiaggiamento di cefalopodi in occasione di test sonori è purtroppo un fatto accertato. «Riteniamo che sia quindi saggio esercitare prudenza: da un lato ci sono attività scientifiche che nessuno vuole crocifiggere ma che ovviamente impongono qualche interrogativo. Dall’altra c’è l’ecosistema di un Santuario internazionale di mammiferi marini che deve essere tutelato. Noi riteniamo che il Santuario Pelagos non sia un’area adatta a ospitare esperimenti che prevedono l’immissione deliberata di suoni in mare. Anche se non abbiamo certezza d’impatti, abbiamo coincidenze inquietanti che in un Santuario non possiamo ignorare, soprattutto nei periodi di migrazione primaverile ed autunnale delle grandi balene». Per questo le associzioni si appellano alle istituzioni locali, ai Comuni e in particolare a quelli che partecipano al partenariato, alle Provincie e soprattutto al presidente ed all’assessore all’Ambiente della Regione ed agli osservatori toscani dei cetacei perché si avvii immediatamente una riflessione seria sull’esigenza di tutelare il Santuario da rischi purtroppo non ancora definiti».
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