Attenzione
Bebè e coliche, ecco cosa fare
Possono tenere sveglia la famiglia per tutta la notte, creando non poca preoccupazione. Quel pianto disperato e spesso motivato del bimbo che non finisce mai (anche sollevandolo dalla culla) viene...
Possono tenere sveglia la famiglia per tutta la notte, creando non poca preoccupazione.
Quel pianto disperato e spesso motivato del bimbo che non finisce mai (anche sollevandolo dalla culla) viene interpretato, dai genitori più esperti e solitamente dai nonni, come un “pò d’aria in pancia”, una condizione però destinata a risolversi in breve tempo, da più giovani ed apprensivi invece come situazione grave e motivare così anche la scelta del pronto soccorso, perché spesso capitano nelle ore notturne.
Parliamo di coliche addominali infantili (una parentesi clinica che mediamente va dalla nascita fino ai tre anni di vita), quando il bambino presenta gambe flesse sull’addome od iperestese, pupille chiuse, occhi serrati o sbarrati, fronte corrugata, congestione del volto, pancia gonfia e flatulenza. Alla base di tutto ciò, potrebbe essersi creato un progressivo aumento della produzione dei gas intestinali, causato da un alterato funzionamento dei germi “buoni”: da qui, la comparsa del dolore ed il conseguente pianto del bambino. Come si è detto nel corso di un apposito simposio organizzato dal dipartimento di salute pubblica e scienze pediatriche all’Università di Torino, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, è allora quantomai opportuno agire sui disturbi attraverso l’impiego dei probiotici.
Si tratta – è emerso dall’incontro torinese - di microrganismi viventi che vanno a localizzarsi nell’intestino e si dimostrano in grado di modificare notevolmente l’equilibrio microbico, stimolando lo sviluppo dei batteri “buoni”, capaci di risistemare l’equilibrio locale e dunque porre finalmente termine alla colica, con la comprensibile soddisfazione dell’intero nucleo familiare e soprattutto del piccolo.
Gian Ugo Berti
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