Sicurezza
Presidio fra solidarietà e timori
Al Rivellino anche il sindaco dorme in branda con gli operai. Oggi incontro a Roma e studenti in corteo
PIOMBINO. Il Rivellino resta il cuore della mobilitazione in difesa della fabbrica.
Anche ieri il monumento è stato presidiato da lavoratori e sindacalisti. E raggiunto da chi voleva testimoniare solidarietà e partecipazione. Non molti, in verità. Oggi, sarà il quartier generale dove confluiranno le notizie sull’incontro al ministero. Al rientro della delegazione, in serata, il consiglio di fabbrica si riunirà qui. Ci sarà da decidere come andare avanti, individuando mosse calibrate sul livello di risposta che il governo fornirà. O non fornirà.
L’ufficio del sindaco Tuta, scarpe comode e un pezzo di schiaccia in mano. Giovedì, come ieri, Gianni Anselmi ha trascorso la notte su una brandina sistemata sotto il gazebo montato tra le mura. E’ rimasto al Rivellino per tutta la mattinata. A spiegare. A temere. A sperare. E’ qui che assessori e impiegati lo cercano per sottoporgli qualche pratica. Ed è qui che la moglie lo raggiunge per un saluto. «No, non è un momento impegnativo più di altri. Gianni si prende a cuore tutto ciò in cui ha un ruolo di responsabilità. Dà sempre il massimo come adesso», afferma Federica Mariani.
Ponce e pizza Tra i ristoratori c’è chi dà una mano. Alla cena dell’altra sera, Mangiafoco ha aggiunto il ponce, (scritto - e fatto - alla livornese), distribuito alle due di notte. Così, per scaldarsi un po’. E poi, i dolci del bar Nanni, le bibite del Big Ben e i piatti del Borgo Antico. Ieri sera, la pizza offerta da Rifondazione.
Sognando il barbecue C’è chi è pronto a fare la brusta sotto la direzione nel caso di salvataggio. E chi snocciola ricette culinarie collegandole al forno elettrico che potrebbe sostituire l’Afo. Così, per sdrammatizzare. Perchè in giro, di ottimismo ce n’è poco. «Ci stanno a prendere per i fondelli. Ho già subito licenziamenti e temo che la storia si ripeta», commenta Carmelo Galimi, operaio Lucchini. Che se la prende con i colleghi che non s’affacciano neanche al Rivellino. C’è chi trova il tempo per tutto: lavora in fabbrica e partecipa al presidio con ancora addosso i panni di volontario della Misericordia. E’ Giacomo Pezzella, operaio della fossa, due figli a carico e tanta preoccupazione. La stessa di Maurica Sarri e Valeria Cocco, lavoratrici della mensa con i mariti occupati in Lucchini e nell’indotto. Nessun dubbio. «Difendere la fabbrica – dicono – significa rivendicare investimenti che tutelino la salute, la sicurezza e l’ambiente di pari passo con produzione e occupazione».
Un progetto non basta. Utopia, Minimille e ora la Concordia. «L’esperienza dice che gli elaborati rimangono spesso sulla carta. Non lasceremo che sia fermato l’altoforno in cambio di un progetto», sostiene Lorenzo Fusco (coordinatore Uilm). Per Paolo Francini il rischio è che la fortezza sia espugnata: «Dobbiamo costringere il governo a considerarci un’emergenza».
Veronica Muoio, giovane esponente di Rifondazione, non ha dubbi: «La produzione d’acciaio è una ricchezza. Lo Stato se ne renda conto e agisca di conseguenza».
«Vivere giorno per giorno sapendo che l’unica certezza, al momento, è la data del 19 novembre con la fermata dell’Afo», afferma Gabriele Fensi, ventottenne delegato Fim. In Lucchini dal 2005.
Gli studenti. Stamani i ragazzi del collettivo si riuniranno in assemblea al Rivellino. Di nuovo in campo dopo la massiccia presenza all’ultima manifestazione. Vogliono discutere. Ed esprimere solidarietà. Quella solidarietà che, insieme ai lavoratori di altri comparti come Nicola Di Domenico (sanità) e Margherita Di Giorgi (Inps) hanno portato il segretario regionale Fiom, Cesare De Sanctis e, per la Cisl, Mario Nigro. (v.p.)
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