Il Tirreno

I lavoratori occupano il Rivellino

di Giorgio Pasquinucci
I lavoratori occupano il Rivellino

Obiettivo ottenere un incontro al ministero dello Sviluppo: dopo poche ora la convocazione, ma resteranno lassù

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PIOMBINO. «Questa mattina alle 7 ho consegnato ai lavoratori le chiavi del Rivellino. Dopo 565 anni c’è un altro assedio da respingere, quello del lavoro». Così, facendo riferimento alle mura che respinsero l’attacco delle truppe del re Alfonso D’Aragona, il sindaco Gianni Anselmi ha annunciato l’inizio dell’occupazione della “fortezza simbolo” della città da parte di un presidio di lavoratori della Lucchini. L’obiettivo era quello di ottenere un incontro con il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, ormai a poche settimane di una scadenza che qui fa paura: la fermata dell’altoforno, senza alcuna certezza di riavvio, decreta dal commissario straordinario della Lucchini Piero Nardi.

La risposta è arrivata verso le 14,15, con un messaggio spedito ai dirigenti dei sindacati dal sottosegretario Claudio De Vincenti: l’incontro, ristretto ai segretari nazionali e locali di Fim, Fiom, Ulm si farà domani, venerdì, alle 15,30. Per le 22, quando la delegazione piombinese tornerà da Roma, è già stata convocata una riunione del consiglio di fabbrica per decidere le altre eventuali iniziative da prendere.

I lavoratori della Lucchini sono infatti determinati a restare sugli spalti delle fortezza e anche, se necessario, ad inasprire sempre di più la loro battaglia ormai in piedi da quattro anni, per salvare la fabbrica, migliaia di posti di lavoro e gran parte dell’economia della zona che ancora dipende dall’industria siderurgica. Con loro ha trascorso la notte anche il sindaco Gianni Anselmi.

Mentre sul Rivellino svettavano le bandiere dei sindacati è iniziata la pressione sul ministro. «Zanonato convochi subito sindacati e azienda – ha chiesto il vicepresidente del gruppo parlamentare Pd Silvia Velo _ e dia seguito agli impegni che ha assunto il 6 agosto a Piombino, quando garantì la prosecuzione dell’attività dell’altoforno».

Nel pomeriggio si è aggiunta una telefonata, del sindaco Anselmi, che egli stesso definisce “tesissima”, al ministro. E anche l’onorevole Andrea Manciulli, piombinese ed ex segretario del Pd toscano, ha ribadito la richiesta a Zanonato di mantenere la promessa. «Piombino – sostiene – non potrebbe sopportare un eventuale stop all’altoforno. Il governo non può permetterlo».

Piombino, dopo la grande manifestazione del 3 ottobre con i tre segretari generali dei sindacati Camusso, Bonanni e Angeletti, ha vissuto un’altra giornata sotto i riflettori dei media nazionali. Ormai è chiaro, infatti, che questa vertenza non può essere risolta qui. Il commissario Nardi ha consegnato ad agosto il suo programma, ma dal ministero, nonostante siano scaduti i 30 giorni fissati, non è arrivata alcuna risposta.

Non è, con questo, che quel programma, che prevede comunque la chiusura dell’altoforno per lasciare posto ad un forno elettrico da realizzare a tappe forzate e alla promessa di un impianto innovativo tipo corex, piaccia ai sindacati. E ieri pomeriggio lo hanno ribadito al Rivellino davanti ai rappresentanti degli Comuni, il vicesindaco di Piombino Lido Francini, l’assessore di Campiglia Paolo Pedroni e l’assessore Antonella Orsini di Castagneto. Presente una delegazione di studenti del collettivo “Tre passi avanti”.

«L’altoforno deve essere mantenuto in marcia almeno fino al 2015 – sostengono _ e ci sono le condizioni tecniche e finanziarie per farlo». A Fim, Fiom e Uilm non tornano infatti in questa fase i conti dell’azienda, che loro ritengono abbia recuperato un margine industriale positivo e che quindi, una volta liberato il Gruppo Lucchini dal peso dei debiti che sta producendo l’impianto di Trieste, potrebbe tornare a guadagnare.

È di questo che vogliono discutere al ministero: «Sarebbe da irresponsabili, nel momento in cui i conti migliorano, chiudere l’altoforno». E anche il presidente della Regione Enrico Rossi è intervenuto per ricordare che c’è «un progetto di riconversione ecologica del porto e del polo siderurgico» e che «occorre che ci sia l’impegno del governo, anche con qualche strumento di supporto che consenta di attrarre imprenditori».

I sindacato sostengono da tempo che basterebbero 36 milioni, da anticipare sugli ordini già eseguiti dalla Lucchini, magari con contratti delle Ferrovie dello Stato, per acquistare le materie prime e consentire la continuità produttiva dell’area a caldo. Quel che rifiutano è invece una chiusura al buio dell’altoforno prima che si concretizzino altri progetti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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