Italia
La lista civica accusa «Cave argomento tabù per la giunta»
Comune dei Cittadini chiede di trovare presto soluzioni per i riflessi si avranno alla cessazione delle concessioni
CAMPIGLIA. «A Campiglia non si deve parlare di cave nonostante sia il comune toscano, dopo le Apuane, con la più alta concentrazione di cave e di miniere». Lo sostiene la lista civica Comune dei cittadini ricordando come più volte, negli ultimi anni, su proposta della stessa lista civica siano stati approvati ordini del giorno in consiglio comunale «che impegnavano la giunta ad affrontare con urgenza questo argomento». Risoluzione che però, secondo il CdC, sono stati tutti ignorati.
Il tema è quello della cessazione delle attività estrattive alla scadenza delle varie concessioni. Cessazione, ricorda la lista civica, prevista sia nel Piano strutturale che nel Regolamento urbanistico secondo questo calendario: 2020 per la cava di Monte Valerio e 2018 per la cava di Monte Calvi. «Sono scadenze ravvicinate – commentano dal CdC – che imporrebbero una seria riflessione sotto molti profili, tra i quali i reali fabbisogni di materiali di cava in ambito regionale e locale, le possibili riconversioni produttive, la difesa dell’occupazione, i ripristini ambientali per risanare le ferite inferte al paesaggio».
La giunta comunale, però, affermano dalla lista civica non affronta questi argomenti. «Preferisce attendere la scadenza delle concessioni – è l’accusa – per sottostare poi al ricatto occupazionale come è avvenuto per il rinnovo delle concessioni della miniera a cielo aperto di Montorsi e della Spinosa».
E l’orizzonte si estende alle ormai prossime opere per l’ampliamento del porto di Piombino. «La giunta di Campiglia, con una delibera – affermano dalla lista civica – si è preoccupata di dire all’Autorità portuale che i camion che trasporteranno a valle i massi delle cave campigliesi non potranno passare dall’abitato di Venturina, dimenticando che ci sono leggi che impongono per le grandi opere pubbliche l’impiego di materiali di recupero e che i Comuni della Val di Cornia hanno realizzato con denaro pubblico un impianto per il recupero dei rifiuti industriali che doveva ridurre il consumo dei materiali di cava».
Infine il Piano provinciale per le attività estrattive. «A Campiglia non c’è stata né informazione, né discussione – adenunciano dal CdC – confermando una linea che punta a non affrontare il problema cave e che, oggettivamente, risulta connivente con i soli interessi delle imprese estrattive».
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