La manifestazione
Barbieri: stop a un Pd chiuso in se stesso
Il candidato Dem alla segreteria chiede volti nuovi nel partito, maggiore spazio ai circoli e una politica più vicina alla gente
PIOMBINO. La sua è stata una candidatura arrivata all’ultima ora, a sorpresa, quando a giocarsi la poltrona di segretario del Pd sembrava ormai certo che fossero in tre, tutti politici esperti: il segretario uscente Valerio Fabiani, il capogruppo Claudio Capuano, il sindaco di Portoferraio Roberto Peria.
Alessandro Barbieri, 54 anni, dirigente dell’Asl, è invece un personaggio noto in città per la sua attività professionale (è capo dell’igiene e sanità pubblica), meno per quella politica. Dove pure da qualche anno è attivo nell’area Dem, che a livello nazionale fa capo a Dario Franceschini. E i Dem, puntando su di lui, personaggio che per la sua storia e la sua personalità può godere di consensi trasversali ma che certo pare in grado in particolare di esercitare un richiamo nel mondo cattolico, mirano a un risultato che dia loro visibilità all’interno di un partito dove la battaglia per la segreteria si è accesa in modo imprevedibile fino a pochi giorni fa.
L’idea che Barbieri ha del Pd è quella di un partito in grado di diventare «serio ma non serioso, che faccia crescere la voglia di fare politica, consenta di affacciarsi a nuovi volti, faccia capire l’importanza della politica nelle scelte collettive».
Per lui quindi «il partito è troppo chiuso. Il gruppo dirigente deve stimolare una partecipazione diffusa, promuovere il confronto e il dibattito interno e con la società, per cercare soluzioni ai problemi. Al termine di ogni percorso è poi giusto che decida, assumendo le posizioni ritenute più giuste in quel contesto per la collettività, non per i singoli. La direzione del partito dovrebbe saper fare non solo discussioni, ma anche formulare proposte scritte».
«Bisogna ripartire dai circoli di base – prosegue – punto di contatto con la società civile, il luogo in cui selezionare i dirigenti di un partito dove le primarie, aperte – precisa il candidato Dem – restano il cavallo di battaglia e momento distintivo del popolo democratico, di un Pd che deve essere autorevole perché composto da persone autorevoli, in cui competenza e merito siano i veri valori guida e non la fedeltà o la sudditanza».
Un cenno anche alla recente bocciatura della proposta di fusione dei Comuni, prima all’Elba e poi a Campiglia e Suvereto, «un voto plebiscitario che fa capire – sostiene Barbieri – quanto lontana sia la politica dalle persone. E quanto sia necessario un partito che cerchi un contatto profondo con gli iscritti, i simpatizzanti, la gente comune, attraverso momenti di direzione anche in altri contesti, in altri comuni, magari facendo una volta l’anno direzioni aperte a tutti coloro che vogliono partecipare».
Sulla situazione economica e sulla crisi del territorio Barbieri si dice convinto «che nostri territori sono carichi di bellezze ambientali e culturali, con grandi risorse nel ramo agroalimentare, e spiccate eccellenze industriali e artigianali. Dobbiamo dipanare le strategie per coniugare al meglio questi temi, con la consapevolezza che la grande fabbrica deve continuare a svolgere un compito di tenuta occupazionale, ma anche che non sembra essere più quello il settore da implementare». Per questo dunque «vanno ricercate tutte quelle condizioni territoriali, infrastrutturali, di logistica che possano funzionare da volano per attività diversificanti, con la nuova portualità in primo piano. E bisogna lavorare su un “brand”, un marchio riconoscibile e attrattivo dei nostri territori, attraverso politiche di marketing territoriale. E’ da qui che dobbiamo ripartire per dare risposte concrete alla prima domanda che viene dalla gente: il lavoro».
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