La manifestazione
«Utilizzare più scarti riciclati»
Legambiente contesta il capitolato degli interventi per l’arrivo della Concordia
PIOMBINO. Troppi inerti di cava e pochi materiali di risulta provenienti delle lavorazione delle acciaierie. A Legambiente regionale e locale non piace il capitolato di appalto dei lavori per adeguare il porto piombinese al possibile ricovero del relitto della Concordia. I materiali provenienti dagli scarti di lavorazione siderurgica, stando all’attuale capitolato, saranno infatti destinati solo alla pavimentazione finale dei piazzali.
«Anche se si usassero per le opere, nella parte fuori acqua, materiali provenienti da impianti autorizzati al recupero e produzione di materia prima seconda questi devono essere miscelati con materiale di cava in rapporto almeno del 50/50 in volume. Per materiali riciclati s'intendono qui calcestruzzi riciclati, murature riciclate e macerie. Sono invece vietate quelle componenti da rifiuto minerale, che pure sono ammesse nei rifacimenti dei manti stradali, come a norma di legge vigente», fa notare il presidente regionale della Legambiente, Fausto Ferruzza, ricordando che l’associazione da troppo tempo ha proposto, invece, di utilizzare in massima parte il materiale proveniente dai rifiuti della Lucchini, opportunamente trattati.
«Apparentemente, - prosegue Ferruzza - abbiamo ricevuto rassicurazioni e consensi da tutti. Ma erano evidentemente chiacchiere di circostanza. I fatti sono quelli appena descritti. Non ci rimane che deprecare questa situazione di stallo, in cui a distanza di anni nessuna istituzione ha voluto affrontare il problema degli enormi cumuli di materia di scarto dentro la Lucchini, mentre si aprono dei vuoti da riempire a mare».
Legambiente, insomma, insiste sulle sue posizioni, nonostante il capitolato d'appalto e la prossima assegnazione dei lavori. E, per farlo, si richiama allo stesso Piano Regionale dei rifiuti, da poco varato, e alla parte dedicata ai rifiuti Lucchini, dove si legge che «un'opportunità di sbocco per i materiali così recuperati può essere individuata nelle opere di ristrutturazione del porto e nella realizzazione delle infrastrutture connesse che avranno avvio a seguito del riconoscimento dell'area di Piombino come Area di crisi industriale».
«Un piano, peraltro, che dispone sussidi ed esenzioni fiscali per promuovere il mercato dei prodotti provenienti dalla riduzione o dal recupero dei rifiuti», chiude Ferruzza.
Per il portavoce locale, Adriano Bruschi, occorre programmare le verifiche più opportune sui trattamenti da praticare al materiale di scarto siderurgico, esaminando in modo serio e rigoroso tutte le implicazioni tecniche e giuridiche del caso. «Ma avendo ben chiaro che la R del riciclo, così sbandierata, a parole, da tutti, non potrà mai decollare nella realtà, se sarà ancora preda delle pastoie della burocrazia e dell'industria delle cave, che è la meno innovativa del nostro Paese», afferma Bruschi, annunciando che Legambiente sta esplorando strade diverse con la Regione ed è pronta a promuovere incontri con Asiu e Comune.
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