Il dolore
il dibattito del dopo-referendum
L’EX SINDACO Caduta di stile di Soffritti La nota del sindaco Rossana Soffritti dopo l’esito del referendum sulla fusione fra Suvereto e Campiglia, lascia davvero con l’amaro in bocca, tanta è la...
L’EX SINDACO
Caduta di stile
di Soffritti
La nota del sindaco Rossana Soffritti dopo l’esito del referendum sulla fusione fra Suvereto e Campiglia, lascia davvero con l’amaro in bocca, tanta è la violenza verbale che ritengo fuori luogo e fuori tempo, oltre alle offese che si è permessa di esprimere anche verso di me, dicendo che mi sono occupato di questioni che non mi riguardano più.
Le questioni del territorio della Val di Cornia in generale e Suvereto in particolare, in quanto cittadino e anche in quanto partecipante a quella unità territoriale che oggi appare inesistente, mi riguarda eccome, con la buona pace dell’amica Rossana.
Tralascio le altre considerazioni perché di veleni ne sono stati gettati anche troppi e non capisco perché proprio un sindaco dovrebbe continuare a lanciarne ancora.
Prendere atto della realtà è semplice e doveroso, Suvereto non vuole perdere la propria autonomia, ma vuole far crescere la propria collaborazione con gli altri.
E questo non perché lo impone la legge, ma perché per noi suveretani è da tanti anni la strada maestra, chi non lo comprende non solo sbaglia ma dimostra di essere fuori dal tempo.
Non chiedo le dimissioni di nessuno, ma certamente chi si esprime così dimostra chiaramente che è fuori dal tempo, senza che nessuno le abbia chiesto o le chieda conto di niente.
Trovo la lettera della sindaco Soffritti solo una uscita di pista con forme pericolose, davvero una bruttissima caduta di stile.
Walter Gasperini
(Comitato per il no
alla fusione
ed ex sindaco di Suvereto)
la lista civica
Nessuna autocritica
dagli sconfitti
Dopo il referendum nessuna autocritica in chi ha sostenuto la fusione, nonostante la sonora sconfitta.
Niente da dire se a Suvereto ha votato il 68% degli aventi diritto e se l’82% dei cittadini si è espressa contro la fusione.
Niente da dire se a Campiglia i votanti sono stati il 26,6%, mentre il 73,4% dei cittadini ha dimostrato indifferenza per una decisione che doveva essere epocale.
Per il sindaco di Campiglia 2.185 cittadini su 10.766 (ossia il 20%) sono diventati addirittura una larghissima maggioranza di favorevoli.
Si assolvono dicendo (bontà loro!) che hanno il merito di aver consentito ai cittadini di pronunciarsi su una decisione già presa dai consigli comunali, con la sola opposizione delle liste civiche di Campiglia e Suvereto.
Poco importa se i cittadini la pensavano diversamente da loro. Si preferisce accusare il Comitato per il no di aver sostenuto le proprie ragioni con passione e gli ex sindaci di Suvereto di essersi occupati di questioni che oggi non li riguardano, come se chi cessa di svolgere incarichi amministrativi perdesse il diritto d’opinione.
Non li sfiora il dubbio che una fusione deve essere sostenuta da un progetto concreto, che viene messo in atto gradualmente, e da un clima di fiducia che deve essere costruito con i fatti prima, e non con le promesse per il dopo.
Tutte cose che a Campiglia e Suvereto non sono accadute perché hanno deciso la fusione ad aprile dopo aver fallito nell’obiettivo di far lavorare insieme tutti i Comuni della Val di Cornia come avevano promesso agli elettori.
Se sapessero ascoltare comprenderebbero anche che i loro cittadini, fautori o oppositori della fusione, hanno tutti manifestato larga condivisione per progetti di valorizzazione e sviluppo che riguardano le risorse dell’intera Val di Cornia e per processi di riorganizzazione tra tutti i Comuni, finalizzati a creare maggiori economie ed efficienza nella gestione dei servizi.
Si riparta dunque da quella che continua ad essere una ricchezza culturale delle nostre comunità, dove non c’è né astio, né municipalismo.
I dissidi, se ci sono stati, sono stati provocati da una scelta maldestra e improvvisata e presto saranno archiviati.
Il no alla fusione tra Campiglia e Suvereto è di fatto un sì alla ripresa del dialogo costruttivo tra tutti i Comuni della Val di Cornia. Si completi dunque l’associazione delle funzioni tra Campiglia e Suvereto entro il 31 dicembre 2013 e nella prossima legislatura si riprenda il cammino laddove le attuali amministrazioni hanno fallito, ovvero far lavorare insieme tutti i Comuni della Val di Cornia nell’interesse dei nostri cittadini.
Massimo Zucconi
(Comune dei Cittadini
Campiglia)
la giovane consigliera
Ritrovata la voglia
di partecipare
Siamo ancora euforici per la vittoria del no a Suvereto, e chi critica i festeggiamenti del paese paragonandoli a esultanze da stadio non capisce il valore che ha per noi questo risultato.
Ci siamo visti calare dall’alto la proposta di fusione all’improvviso, e la maggioranza dei cittadini ha capito subito che la via intrapresa dall’amministrazione e avallata dal gruppo di maggioranza non era una scelta buona per Suvereto. Le accuse di campanilismo sono infondate perché in questi mesi ho passato molto tempo a parlare con i miei compaesani e posso testimoniare che conoscevano bene la questione e la sapevano argomentare. Questa battaglia storica per difendere il nostro comune non ha significato chiusura, ma ha risvegliato una passione civica latente, ha unito tutti senza distinzioni di orientamento politico e ha fatto ritrovare la voglia di partecipare alla cosa pubblica.
Oltre all’aver scongiurato la chiusura del nostro comune, la ritrovata partecipazione è una risorsa per ritrovare la buona politica, quella che coinvolge e appassiona. Questo no gridato con testa e cuore dai suveretani è anche un no a questo modo di fare politica, a questa abitudine troppo radicata di portare davanti ai cittadini decisioni già confezionate per fargliele poi digerire e convincerli che sono giuste.
Questo vale anche per Campiglia dove la scarsa partecipazione al voto la dice lunga sul rapporto tra amministrazione e cittadini e denuncia uno scollamento sempre maggiore. La segreteria del Partito democratico si è già affrettata a dire che la sconfitta del sì al referendum non coinvolge il partito, ma questo lo diranno i cittadini tra qualche mese, perché anche se nel frattempo il congresso del Pd riaccenderà l’interesse, dubito che i suveretani si scorderanno facilmente di chi avrebbe voluto chiudere il comune.
Jessica Pasquini
(consigliere comunale
Gruppo autonomo Suvereto)
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