Sicurezza
«Chi voleva chiudere non può governare»
Rossano Pazzagli duro con gli amministratori: nessuno può cancellare i piccoli Comuni
SUVERETO. «Il dato fondamentale è la straordinaria partecipazione di un comune vivo che ha rischiato la chiusura». Rossano Pazzagli, ex sindaco di Suvereto, è raggiante. È tra coloro che più si sono impegnato contro la fusione e ora brinda riceve in piazza l’abbraccio del popolo arancione.
«Abbiano affermato l’autonomia e gli argomenti che ora ci consentono di colloquiare con gli altri. Ci sono molte strade per salvare i piccoli comuni: l’associazione di funzioni, l’Unione, gli accordi di programma – afferma – Una cosa è certa, chi voleva chiudere il Comune non può continuare a governarlo. I cittadini con la loro mobilitazione e il voto gli hanno inferto una sonora sconfitta». Un risultato, dunque, da tradurre anche politicamente, pensando alle prospettiva delle prossime amministrative.
Ci va duro Pazzagli, che ritiene che dal punto di vista politico questa sia stata una battaglia trasversale. «Non ha diviso ma unito il paese, con tutta la comunità che ha collaborato alla difesa del Comune. Loro hanno portato i big, noi abbiamo vinto questa battaglia parlando con la gente».
«Un voto orgoglioso che parla anche alle forze politiche – sostiene l’ex sindaco – Se ci si rapporta con loro i cittadini ci sono. Abbiamo mobilitato tante persone che non fanno parte di partiti per non disperde questo nostro patrimonio. I piccoli comuni non si cancellano, sono 5.800 in Italia sotto i 5mila abitanti. Nessuna legge può obbligarli a sparire, lo dice l’articolo 5 della Costituzione che riconosce e tutela le autonomie locali. Si potrà forse farlo attraverso incentivi, ma non costringendoli alle fusioni».
«Ritengo – aggiunge Pazzagli – che questo risultato sia positivo per tutta la Val di Cornia che deve riprendere una politica sovracomunale le strade ci sono e vanno percorse, la legge ci dà tutte le possibilità. La proposta di fusione dei due Comuni in realtà è stato un modo per nascondere l’incapacità di fare una politica unitaria in Val di Cornia. Stiamo assistendo ad uno sfaldamento anche di quello che era stato costruito: Piombino che vuole andare in provincia di Grosseto, San Vincenzo a Nord. Campiglia, dove è andato a votare solo di 26% degli elettori se n’è fregata dalla fusione e anche questo dimostra qualcosa».
(g.p.)
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