Il Tirreno

Un autovelox tra “carciofai” e “contadini”

di Rino Bucci
Un autovelox tra “carciofai” e “contadini”

Cosa unisce e divide le due comunità. Il clima tra striscioni, bandiere e qualche amicizia sospesa

2 MINUTI DI LETTURA





CAMPIGLIA. Gli unionisti e gli irriducibili, le bandiere arancioni e le chiacchere da bar. E poi quelle vecchie amicizie che da qualche mese si sono intiepidite o sono in stand-by. A un giorno dal referendum nell’entroterra della val di Cornia si respirano arie ben diverse. Lo spartitraffico, è proprio il caso di dirlo, si trova quasi all’altezza dell’autovelox nascosto dietro un pino sulla Suveretana. Da una parte della macchinetta sforna-multe ci stanno i venturinesi, quelli che ai tempi delle superiori venivano chiamati “i carciofai”; dall’altra i suveretani, che negli stessi tempi erano “i contadini”.

Due paesi, da secoli Comuni, che potrebbero diventare una sola amministrazione. Se a Campiglia e nella frazione venturinese l’Unione-day sembra non toccare più di tanto i residenti, a Suvereto il clima è ben più caldo. Qui, alcune persone tra domani e lunedì soffriranno più che durante i penalty nella finale mondiale di Usa ’94. E del resto, le bandiere arancioni indipendentiste si sono viste in tutte le salse. Le hanno fatte sventolare ovunque, anche in luoghi estranei alla fusione: sul Romito, allo stadio Picchi, addosso ai bambini. E oggi riempiono il paese, «che è diventato libero Comune nel 1.201», ripetono i dissidenti da mesi.

A Campiglia, dove i primi residenti arrivarono in epoca etrusca, non sono sventolati striscioni, c’è poca discussione e l’attesa sta scivolando senza troppe tensioni. Del resto, come sanno bene gli anti-fusione, lì male che vada rimarrà tutto com’è. C’è meno da perdere, anzi nulla. È vero anche che i suveretani sarebbero favoriti dai bookmaker perché a loro svantaggio c’è solo una combinazione: che in entrambi i comuni passi la linea del sì. Il resto vanifica l’operazione.

A conti fatti e vista l’aria che tira a Suvereto ogni indizio farebbe pensare che «questo matrimonio non s’ha da fare». Attenzione, però, perché c’è più di un residente disposto a giurare – lontano da occhi indiscreti – che nel paese della sagra del cinghiale sotto la cenere dell’indipendenza covi un sì silente. Ci sarebbe un nutrito gruppo di persone che non vedrebbe di cattivo occhio l’unificazione dei Comuni. Cecchini disposti a tirare una schioppettata velenosa nel paese delle doppiette.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa