Sicurezza
«Non possiamo tornare indietro e l’accorpamento è il futuro»
Il sindaco Pioli: «I treni passano una volta sola, vogliamo meno burocrazia e più investimenti» Raspolli: «Ok il palio delle botti ma i nostri figli hanno diritto anche a biblioteche e scuole sicure»
CAMPIGLIA. Ci siamo. Domani e lunedì si vota per accorpare i comuni di Campiglia e Suvereto o per lasciare tutto così com’è. Un giorno e mezzo di referendum dopo mesi di discussioni, confronti e polemiche anche aspre. Ora siamo agli ultimi appelli. Abbiamo interpellato uno dei due sindaci che hanno lavorato al progetto: quello di Suvereto, Giampaolo Pioli (Pd).
«L’accorpamento è il futuro - dice Pioli - I comuni sotto i cinquemila abitanti sono destinati comunque ad associarsi con quelli più grandi con una perdita di sovranità enorme. Fino al 2012 ho sostenuto la seconda possibilità, l'unione dei comuni della Val di Cornia. Ma si sono sfilati i più grandi, Piombino e San Vincenzo. Fare un'unione a due è follia, significherebbe creare una nuova struttura con un presidente, un ufficio di segreteria, un bilancio.Proprio in un momento in cui i cittadini chiedono di snellire, di eliminare le Province, di dimezzare il Parlamento. Inoltre: con l'entrata disastrosa dei piccoli comuni nel patto di stabilità non possiamo spendere nemmeno i pochi soldi che abbiamo. Un esempio? Abbiamo previsto di destinare alla manutenzione del centro storico di Suvereto 570mila euro. Con il patto potremo spenderne al massimo 170mila, sufficienti per un paio di asfaltature e un marciapiede».
«In Italia - aggiunge Pioli - ci sono 8.100 comuni di cui circa 6.000 piccoli. Proprio accorpando quelli piccoli possiamo giungere a un livello altissimo di democrazia. Movimenti come il Cinque stelle hanno fondato il loro successo sull'insofferenza verso la vecchia politica, le sovrastrutture, la burocrazia, gli sprechi. E non perderemo identità e rappresentatitività. A Suvereto ci sono 3.300 abitanti di cui 2.500 votanti: il sindaco avrà l'interesse che questi elettori vengano rappresentati? Il fronte del no ha fatto leva sulle paure della gente. Non esiste che un comune ne fagociti un altro».
Pioli punta sulle risorse, sugli investimenti da attrarre: «Suvereto ha lo stesso bilancio di dieci anni fa ma le esigenze sono profondamente cambiate. Ho potuto concedere solo diecimila euro alle associazioni, comprese quelle sportive. Come possiamo andare avanti? L’antica, forte e fiera comunità di Suvereto rimarrà vitale e ne trarrà giovamento dalla fusione. Bisogna immaginare il futuro, la politica deve raccogliere le sfide. Tra incentivi, sblocco del patto di stabilità e possibilità di contrarre mutui potremo mettere in circolo 17-18 milioni di euro in cinque anni, abbassare le tasse e investire sulla cultura, la vera identità di una comunità. Potremo avere un comune snello, moderno, con servizi online, al passo coi tempi. Lo disse anche il governatore Rossi: i treni passano una volta sola».
Uno dei più convinti difensori del comune unico è Enzo Raspolli, venturinese, attivista Pd ed ex direttore del Cigri: «Campiglia e Suvereto rimarranno entrambi capoluogo del nuovo comune con pari dignità e avranno servizi e uffici più completi, erogati in tre sedi eguali tra di loro: Campiglia, Suvereto e Venturina. Quindi nessuna abolizione o annessione di Suvereto, ma un suo ampliamento e potenziamento, al pari e insieme a quello di Campiglia. Gli allarmi lanciati in queste settimane a Suvereto sulla chiusura di servizi, in caso di fusione, sono stati un inquinamento della campagna elettorale, tesi a spaventare le persone più ingenue. In realtà il progetto prevede che tutti i cittadini possano godere di maggiori servizi, indipendentemente dal luogo di residenza. Lo Stato e la Regione Toscana, per favorire il rinnovamento, erogheranno ai Comuni che si fondono ora importanti contributi economici ma, come ha detto il presidente Rossi, chi salta il turno non speri di trovare tra 5 anni i contributi che oggi sono certi. I contribuiti equivarranno a circa mille euro per abitante».
Infine, le radici: «Sono un patrimonio irrinunciabile - dice Raspolli - ma si difendono aiutando il volontariato, finanziando le iniziative culturali, mantenendo i centri storici. I nostri figli hanno diritto alle stesse opportunità dei loro coetanei che abitano nelle città dell'Europa. Certo, hanno il diritto di partecipare al palio delle botti, ma anche ad avere lavagne elettroniche, biblioteche telematiche, scuole sicure».
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