Sicurezza
Sel in difesa della sanità pubblica
PIOMBINO. Sel torna a difendere la sanità pubblica. «Lo smantellamento dei servizi locali procede in modo inesorabile: drastica riduzione dei posti letto, chiusura dei distretti sanitari,...
PIOMBINO. Sel torna a difendere la sanità pubblica. «Lo smantellamento dei servizi locali procede in modo inesorabile: drastica riduzione dei posti letto, chiusura dei distretti sanitari, impoverimento delle postazioni territoriali di 118, contrazioni delle prestazioni specialistiche e ambulatoriali, imposizione a tappeto di tickets onerosi», afferma Sel che sottolinea l’arrivo di ulteriori tagli che trasformeranno Villamarina in un grande poliambulatorio. «I cittadini saranno costretti sempre più a spostarsi per accedere a prestazioni specialistiche che a Piombino vengono progressivamente tolte per essere concentrate su Livorno. I disagi aumenteranno in modo insopportabile. Oltre ai lunghi tempi di attesa e ai tickets pesanti, si aggiungeranno i trasferimenti verso altre città».
Sel rileva anche che le lste d’attesa spingono a a rivolgersi al privato, «che sta fiorendo anche qua mentre, per i molti che non possono più permettersi onerosi tickets nè pagarsi il privato, si sta già precludendo l’accesso alla diagnosi e alle cure. In molti rinunciano a curarsi».
Sinistra e libertà attacca la Regione per gli investimenti ingenti nella costruzione di nuovi ospedali (gli ultimi sono Prato e Pistoia) e per il fatto che altri miliardi andranno nel nuovo ospedale di Livorno, nonostante che di recente siano stati spesi milioni nella ristrutturazione dell’attuale. «Ci chiediamo - prosegue - se è giusto ed eticamente corretto sperperare così denaro pubblico, in un momento di grave crisi. Tanto più che l’ospedale di Livorno è a pochi passi dalle eccellenze pisane. La Regione sacrifica le realtà periferiche, con gravi costi sociali ed economici, per privilegiare le eccellenze. Si continua a parlare di tagli obbligati, di sacrifici inevitabili, ma non si toccano gli sprechi: non si riducono i costi della politica e delle troppe strutture inutili che drenano risorse, non si riducono le retribuzioni dei managers (di nomina politica) che vengono premiati anche quando lasciano debiti enormi che ricadono sulle spalle della collettività, non si toccano i dividendi che i dirigenti continuano a spartirsi, non si riducono le retribuzioni dei primari, non si riducono le troppe direzioni aziendali».
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