Il Tirreno

Crollo delle visite fiscali: ricorso al Tar

di Cecilia Cecchi
Crollo delle visite fiscali: ricorso al Tar

Dopo i tagli Inps, i medici ora chiedono la ripresa immediata del servizio. Cresce il rischio di maggiore assenteismo

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PIOMBINO. Ancora più drastica la riduzione dei controlli per malattia, con lo spettro di più assenteismo.

Contro i tagli alle visite fiscali per malattia – il 4 ottobre – i medici faranno ricorso al Tar «per chiedere di poter ricomiminciare con il servizio. Quanto fatto dall’Inps è illegittimo».

Concordi Barbara Lunghi e Roberto Moretti (che le hanno sempre fatte, queste visite fiscali, in Val di Cornia) ormai “portavoce locali” per i medici di controlli Inps iscritti all’Associazione Anmefi (Associazione nazionale medici fiscali, sono, in tutto, 350).

Le proteste di questi medici in realtà sono cominciate da subito, dal 30 aprile scorso «quando sono venuti a cessare quasi del tutto i controlli dei lavoratori del settore privato assenti per malattia – confermano Lunghi e Moretti – Le visite sono, in qualche modo, riprese il 20 giugno ma sempre molto ridotte... per arrivare ad 8 visite in settembre, da dividere in 4, due a testa per mese». Insomma una riduzione costante nonostante l’azione dei medici al ministero del lavoro. «Siamo costantemente collegati al forum Anmefi – spiegano – perché c’'è bisogno dell'aiuto di tutti». Ecco che l’Anmefi ha scritto a imprenditori e sindacati.

«Perché si tratta – aggiungono Lunghi e Moretti – di una criticità generata da una decisione della dirigenza Inps. Motivo? Tagli imposti dalla “spending review”, ma che creano scompensi a cascata sulle categorie. Gli imprenditori ed i datori di lavoro in generale vedono mancare uno dei loro diritti fondamentali: la tutela da parte dello Stato dei lavoratori in malattia, attività questa che permette anche di contrastare l'assenteismo illecitamente praticato. E questo fenomeno incide negativamente su un equilibrio organizzativo, necessario per il buon funzionamento di ogni attività».

«I sindacati – proseguono – rischiano di trovarsi di fronte ad un problema altrimenti irrisolvibile; è solo l'Inps, attraverso noi medici di lista, che può esercitare legalmente tale controllo. Diventa un problema rilevantissimo se i datori di lavoro, sprovvisti di questa tutela, dovranno investire risorse (forse meglio spendibili per loro ) nel richiedere, quindi pagare di tasca propria, controlli che spetterebbero per legge all'istituto di previdenza sociale. I lavoratori, possessori di diritti inalienabili come quello alla salute ed alla sua tutela durante la malattia, lavoratori come motore di ogni attività produttiva, verrebbero gravemente danneggiati da false malattie da parte di colleghi più “furbi”, vedendosi richiamare in turni che non spettavano loro; un gravissimo danno di immagine alla categoria; una sfiducia reciproca che danneggerebbe gli equilibri in ambito lavorativo».

«Senza dimenticare gli abusi – sottolineano – che alcuni datori di lavoro senza scrupoli potrebbero attuare sui lavoratori, “costringendoli” a dichiararsi ammalati e, sapendo che la probabilità di un controllo è inferiore all'1% (100mila visite di controllo su 12 milioni di certificati di malattia nell'anno 2012), costringerli ad essere sul posto di lavoro, con grave rischio per gli stessi lavoratori (pensiamo ad un possibile infortunio non più denunciabile) e per le casse della comunità, che pagherebbe per malattie fittizie». Insomma si sollecita l’aiuto dei sindacati «presso le istituzioni per tutelare i vostri sacrosanti diritti che coincidono con i nostri, non ultimo quello di riavere il nostro lavoro».

«A Piombino siamo in quattro, tredici per la Provincia di Livorno – concludono – Fino ad aprile facevamo una media di venti controlli settimanali ciascuno, soprattutto quelli richiesti d'ufficio dall'Inps, perché ormai le verifiche sollecitate dai datori di lavoro sono davvero pochissime. Dal primo maggio la situazione si è come azzerata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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