Il dolore
Una giornata di ricordi e dolore
Cerimonia per le vittime dello Sgarallino, tanti i familiari presenti
PORTOFERRAIO. L’impatto emotivo con la tragedia non si attenua, nonostante siano trascorsi settant’anni dall’evento. Il ricordo del siluramento del piroscafo Andrea Sgarallino (celebrato sabato per opportunità logistiche, mentre in verità avvenne il 22 settembre e organizzato dal Comitato Elbano delle Vittime del traghetto, in collaborazione con il Comune di Portoferraio) è ancora vivo in molti, specie nelle persone direttamente coinvolte. Eppure qualcuno, all’ultimo momento, non è salito a bordo, per raggiungere il punto esatto dell’impatto con i due siluri sganciati dal sommergibile inglese. Troppo forte l’emozione. Anche Celestino Fusari (92 anni), unico marinaio ancora vivente, non se l’è sentita di ritornare su quel punto. Ma ha scritto una lettera che ha consegnato a sua nipote, Valentina Torno di Busto Arsizio, perché la mettesse in una busta di plastica e, attaccata alla corona d’alloro, fosse calata nelle profondità marine di Nisporto, accanto al relitto dove hanno trovato la morte circa trecento persone, fra militari e passeggeri. «Questo episodio l’ha segnato - dice Valentina Torno – Ma ha voluto lo stesso partecipare, almeno con un suo scritto alla commemorazione. E’ un gesto sia pure simbolico, ma dimostra la sua volontà di essere vicino a coloro che con quell’episodio hanno perso la vita». Celestino Fusari fu scagliato in mare dall’onda d’urto; come successe a Stefano Campodonico (uno dei quattro sopravvissuti all’affondamento). Ambedue non sapevano nuotare. «E’ stato Campodonico – ha continuato Valentina Torno – che ha detto a mio zio di attaccarsi alla tavola e così si sono salvati. A me ha trasmesso la forza di vivere». Maria Salvini di Roma, soprano e pronipote di Campodonico, ha cantato in chiesa a san Giuseppe l’Ave Maria di Giulio Caccini. Chi invece non ce l’ha proprio fatta è Renato Giannini (all’epoca avrebbe compiuto 46 anni). A ricordarlo però c’era sul Bastia la figlia Margherita, anche lei di Roma. «Aveva detto a mamma – ha ricordato – che avrebbe fatto l’ultimo viaggio e sarebbe tornato a casa. Non lo abbiamo visto più, nonostante ci fosse stato un episodio premonitore: la cagnetta mascotte della nave che si chiamava Sgarallino, prima della partenza da Piombino, scomparve da bordo». Sulla nave c’era anche Attilia, sorella di Renzo Galimberti, marinaio militare deceduto: «Desidero ringraziare il comitato organizzatore e il Comune – ha concluso – per la bellissima cerimonia di commemorazione». Nella chiesa di San Giuseppe, al termine della funzione religiosa celebrata dal vescovo Carlo Ciattini, sono stati distribuiti da don Giorgio Mattera, più di 270 biglietti per salire a bordo del Bastia, la nave messa a disposizione dalla compagnia Moby, con cui si è raggiunto il punto esatto del naufragio. Ma sul traghetto c’erano più di 300 persone, e le autorità militari e i sindaci Roberto Peria, Vanno Segnini e Danilo Alessi.
(lu.ci)
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