Il Tirreno

Solare termodinamico, 20 gruppi interessati

Si muovono gli imprenditori locali, “Terrae” disposta a finanziare il progetto pilota con 30 milioni

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PIOMBINO. Dubbi, domande, chiarimenti, ma anche interesse al progetto. L’incontro organizzato con gli imprenditori locali alla sala del quartiere Porta a Terra, rappresenta un ulteriore step nel piano Asiu/Enea su un impianto solare termodinamico.

Il progetto. L’idea è quella di una centrale, costruita su aree Sin (siti di interesse nazionale) di Piombino, ora occupate dalla Lucchini, con produzione di energia solare termodinamica, sviluppata sulla tecnologia Enea chiamata Tre,e.bio.s. (rigenerazione con energie rinnovabili: biomasse e solare termodinamico). Il tutto realizzando moduli di impianti solari termodinamici di tipo ibrido, composti da solare e biomasse.

Società interessate. Raggiunto il piano di fattibilità, il progetto vede oggi venti dichiarazioni di interesse di società, da quelle che sono disponibili a un investimento vero e proprio a chi si propone per una semplice partecipazione. Tra le aziende che sostengono il progetto spicca il nome di Terrae Spa, società fondata nel 2009, col 41% del capitale appartenente all’Associazione italiana bieticoltori.

Gli altri soci sono l’Allegro srl (Fondo Chronos) con un altro 15%, la Compagnia italiana energia (Gruppo Gavio) con 5%, l'Argo spa col 3%, la Confagri consult con il 2,69%. Presentato recentemente tra l’altro il Piano degli investimenti della società, con oltre 220 milioni di euro per la realizzazione di una rete di mini impianti per la produzione di energia da biomassa. Da qui la disponibilità di Terrae nel sostenere economicamente l’intero modulo pilota che nascerebbe a Piombino per un costo di 30 milioni.

L’incontro. La riunione organizzata dall’Asiu altro non è stata che un ulteriore confronto con gli imprenditori locali, al fine di capire dubbi, incertezze e potenzialità del progetto. «Non c’è il pericolo che, puntando alla redditività, si finisca per rinnegare le finalità e la sostenibilità del piano, violentando la realtà del territorio per esigenze d’azienda?», e ancora, «Il controllo non può essere esclusivamente privato». Questi i dubbi principali espressi. «Siamo di fronte a un progetto fattibile, per il quale Asiu non ne amministrerà la gestione – afferma Fulvio Murzi, presidente Asiu – Noi abbiamo solo avuto la sfrontatezza di lanciare la proposta che altri dovranno raccogliere. Per questo è fondamentale l’idea di una governance pubblica, o parzialmente pubblica, che agisca secondo gli obiettivi comuni e l’interesse collettivo. Il concetto è semplice: se alla fine il ricavo dall’impianto sarà solo dello 0,1% avremo raggiunto l’obiettivo innescando un processo a vantaggio dell’agricoltura, delle bonifiche, dell’indotto».

Il futuro. E ora? Qual è la strada che prenderà il progetto? «Il prossimo passaggio che faremo sarà quello di convocare tutte le aziende, compresa Terrae, che hanno mostrato interesse – spiega Murzi – Dopo di che comincerà un percorso non breve e nemmeno facile, a partire dal piano di fattibilità che dovrà diventare attuativo, riprendendo la collaborazione con Enea».

Francesca Lenzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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