Il Tirreno

Se crollasse la Lucchini a rischio tutta l’industria

di Giorgio Pasquinucci
Se crollasse la Lucchini a rischio tutta l’industria

Magona e Dalmine subirebbero un contraccolpo. Dirigenti Tenaris preoccupati della possibile perdita di competitività del porto

2 MINUTI DI LETTURA





Un’eventuale chiusura della Lucchini si ripercuoterebbe negativamente su tutto il polo industriale di Piombino, rendendo più difficili le possibilità di ripresa della Dalmine e della Magona. È questa l’opinione del segretario della Fiom Luciano Gabrielli, a pochi giorni dalla manifestazione in difesa della siderurgia del 3 ottobre alla quale parteciperanno i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil Camusso, Bonanni e Angeletti.

Lo stabilimento dell’Arcelor Mittal sta infatti vivendo una crisi non meno drammatica di quella della Lucchini, di cui non si intravede la soluzione se non all’interno di un progetto complessivo per l’intera area. E anche il progetto del polo logistico, per il quale Tenaris Dalmine si era dichiarata disponibile ad investire, secondo Gabrielli rischierebbe di naufragare se la Lucchini non riuscisse a sopravvivere.

Dall’aprile scorso in Magona sono stati attivati i contratti di solidarietà per i 540 per evitare l’espulsione dalla fabbrica di 320 lavoratori che l’azienda ha conteggiato in esubero in relazione al ridotto funzionamento degli impianti. Valacchi gira in positivo il rapporto con la situazione della vicina acciaieria. «Certo che se la Lucchini riuscisse a riprendere con la realizzazione di un forno elettrico e un Corex, la Magona potrebbe avere più chance all’interno di un polo siderurgico in grado di accettare le sfide del futuro. Con una Lucchini più forte potrebbero andare avanti le sinergie che da tempo auspichiamo. In caso contrario potremo andare incontro al nostro “8 settembre”, un disastro dal punto di vista economico e sociale».

Il futuro della Lucchini sta preoccupando anche i dirigenti della Dalmine. «L’azienda – conferma Carlo Chelotti, coordinatore della Rsu – sta investendo 7 milioni per le bonifiche e per realizzare aree di stoccaggio. È iniziata anche la costruzione della strada che, attraverso i terreni Lucchini, consentirà di migliorare notevolmente i collegamenti con il porto. Tuttavia gli stessi dirigenti dell’azienda stanno attentamente guardando a ciò che avviene alla Lucchini. Il porto, senza l’acciaieria, non sarebbe più competitivo come prevedono».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze