Il Tirreno

Coop, slogan e canzoni contro 250 licenziamenti

di Cecilia Cecchi
Coop, slogan e canzoni contro 250 licenziamenti

I dipendenti di Afragola con 5 autobus a Vignale e poi alle Fonti del Corallo Cordone di forze dell’ordine davanti alla sede, solidarietà dai colleghi di Livorno

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PIOMBINO. Sono state tre ore di composta passione sotto il sole a picco sul piazzale di Unicoop Tirreno a Vignale. Qui circa 250 lavoratori dell’ Ipercoop di Afragola sono arrivati a bordo di 5 pullman per protestare contro la chiusura del supermercato della cittadina napoletana decisa in seguito a un lungo periodo di gravi perdite economiche. Ad attendere il gruppo di lavoratori un robusto cordone di forze dell'ordine (carabinieri, polizia di stato, stradale, polizia municipale, e agenti della Digos). La protesta si è svolta in modo partecipato, colorato, ma estremamente corretto.

L'arrivo sul piazzale alle 11,45. Decine di manifestanti (età media cinquant’anni, fra loro tante donne) saltano giù dai bus, in rigorosa maglia rossa con scritte quanto mai indicative: «licenziati Coop» oppure «la Coop sei tu, 250 non più». Le porte della direzione si chiudono, forze dell’ordine compatte all’ingresso. Qualcuno ha il megafono, si srotolano le bandiere e si comincia a cantare «La gente come noi non molla mai…». E ancora: «La mattina, mi son svegliato e la Coop non c'è più più più...» parafrasando “Bella ciao”.

«Possibile che già all'uscita dell'autostrada abbiamo trovato la polizia stradale? – domandano a gran voce – Che siamo, camorristi?». Ancora qualche slogan e si comincia a formare il gruppo che alle 12,40 incontrerà la direzione di Unicoop Tirreno.

«La procedura di mobilità si è chiusa il 13 settembre – ricorda Fabrizio De Rosa, Usb Campania – per diventare esecutiva entro 120 giorni, cioè stiamo solo aspettando le lettere di licenziamento. Il ministro Fornero ha pianto per un attimo, noi lo faremo a lungo. Da considerare che di questi 250 dipendenti l'80% sono donne. Licenziano – dice De Rosa, capo sezione all’Iper di Afragola – nonostante la Regione Campania, col piano di solidarietà, abbia fatto di tutto per aiutare l'azienda ed evitando che il supermercato cadesse in gestioni sbagliate. Poi ci siamo trovati di fronte a proposte allucinanti, tipo passare da 38 ore a 16, cioè restare sotto uno stipendio di 400 euro al mese e senza neppure gli assegni familiari».

Mario Dallo Russo, Uil Tucs, ricorda come «fino al 2006 Afragola si gestiva da sola, il problema vero è nato da quando ha cominciato a occuparsene Vignale Riotorto. Sarebbe più giusto dovessimo pagare tutti per quanto è successo. In più – aggiunge – i nostri prezzi sono 20% superiori a quelli di Livorno, mentre i negozi che ci circondano, e che sono tanti, applicano prezzi stracciati. Come se ci fosse una specifica volontà di farci fallire».

Cresce il nervosismo, i rappresentanti sembrano non uscire più. Poi arrivano colleghi da Livorno con uno striscione arancione che mentre viene aperto solleva tifo da stadio, abbracci e un po' di commozione. Così le scritte "Lavoratori Unicoop Livorno a fianco dei colleghi della Campania" e“Usb Federazione Livorno" vengono legate alle inferriate insieme a quello portato dai lavoratori campani.

Marcella Amiranda, 36 anni, separata con una bambina: «A febbraio – commenta – sarebbero 15 anni che lavoro in Coop. La Coop dei valori e della solidarietà che licenzia i suoi lavoratori. Nel mio futuro vedo il buio totale».

Rincara Rosa Ravo, 35 anni: «anch’io da 15 anni sono alla cassa della Coop, possibile non volere gli ammortizzatori che sono stati proposti dalla Regione, ne ha fatto uso anche Carrefour, della grande distribuzione francese».

A gran voce si cominciano a chiamare quanti sono ancora in direzione, perchè l’ultimo obiettivo da raggiungere è Livorno: per dare massima visibilità alla protesta.

Uno dopo l'altro escono tutti trafelati, sembra che qualche assicurazione ci sia stata, niente di definitivo com'è ovvio. E alle 14,40 pronti a risalire in autobus. Con la Digos che rientra alla base insieme a Paolo Rossi, il vicario della questura. Poi partenza per portare altrove il «civile disagio». All’Ipercoop Fonti del Corallo si fermeranno un paio d’ore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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