Il Tirreno

Baratti patrimonio Unesco solo insieme ad altri siti

Baratti patrimonio Unesco solo insieme ad altri siti

Per rafforzare il progetto di una candidatura impegnativa si lavora all’unione con diversi insediamenti etruschi della Toscana, dell’Umbria e del Lazio

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PIOMBINO. Una rete tra città etrusche per poter accedere più facilmente al riconoscimento Unesco come sito patrimonio dell’umanità. La proposta è giunta da Perugia e riguarda ovviamente Baratti e Populonia, rispetto ai quali il Comune aveva inviato una specifica richiesta al Ministero dei Beni Culturali alcuni anni fa, nell’estate del 2010. L’inizio della vicenda, un paio d’anni prima. Il promontorio ha caratteristiche di tipo archeologico e naturale assolutamente uniche, aveva osservato la giunta: il suo patrimonio storico risale al XI sec. a.C., epoca in cui compaiono le prime testimonianze di quel processo di lavorazione dei metalli che nella nostra zona non si è mai interrotto. Da qui, il progetto redatto dal Laboratorio di ricerca cultura e territorio del Dipartimento di urbanistica e pianificazione territoriale dell’Università di Firenze, con la direzione dell’architetto Mariella Zoppi. «Il fatto che da allora siano passati molti anni non deve sorprendere - commenta l’assessore alla cultura Ovidio Dell’Omodarme - Al Ministero arrivano ogni anno centinaia di proposte».

Del resto non è un mistero che l’Italia sia il Paese più ricco di siti Unesco, e che questo sia uno dei motivi che da qualche tempo spingono l’organismo mondiale a prediligere per questo riconoscimento località anche extraeuropee, principalmente di Asia, Africa e America Latina. L’unica possibilità, quindi, per poter concorrere rispetto alle altre sedi, italiane e non solo, è quella di fare rete: ovvero unire siti con caratteristiche affini. Per Baratti e Populonia il filo conduttore è ovviamente quello legato alla componente etrusca, più nel dettaglio, l’appartenenza alla cosiddetta «dodecapoli», la rete di dodici città in cui il popolo etrusco organizzò il proprio assetto politico all’incirca dall’VIII secolo a.C. fino alla conquista romana. L’elenco (non certissimo) comprende appunto Populonia, Arezzo, Chiusi, Cortona, Perugia, Roselle, Volterra, Veio, Vulci, Cere, più Cerveteri e Tarquinia che il riconoscimento Unesco ce l’hanno già e da tempo (ma questo non condizionerebbe il risultato dell’iniziativa). A fare da centro propulsore, Perugia, dalla quale, come detto, è giunta la proposta che riguarda il nostro territorio e che l’amministrazione sta valutando con «un orientamento» senz’altro positivo. «Per adesso - spiega Dell’Omodarme - abbiamo avuto dei contatti informali». La concorrenza per questo riconoscimento è talmente ampia che è inutile pensare di correre da soli quando stando assieme ad altre realtà ci sono più possibilità di raggiungere l’obiettivo: «Oltretutto - conclude - sono solo cinque le località che ogni anno il Ministero propone all’Unesco a Parigi. E’ già difficilissimo per chiunque rientrare in questo novero, figuriamoci per i singoli siti. Se fare rete può essere una strada vincente la percorreremo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web