Toscana
Ripiantumare i pini L’unica soluzione nel Golfo di Baratti
Gli alberi sono vecchi e troppo esposti a venti e salsedine Altre piante in pericolo oltre quella già caduta nel pratone
PIOMBINO. Gli alberi muoiono, come tutte le cose, e non è possibile farci niente. Due giorni fa è stata la volta di uno dei due grossi pini all’ingresso del pratone di Baratti. Ieri mattina la stessa sorte è toccata a un acero all’inizio della strada che conduce a Populonia, poco dopo il ristorante “La Pergola”.
«È così – spiega dall’ufficio comunale giardini Maurizio Cassarri – I pini di Baratti hanno 100-40 anni, e oltre a questo sono sottoposti alla continua azione del vento. È il ciclo della natura, contro il quale è possibile fare ben poco, se non la piantumazione di nuovi esemplari e le operazioni consuete di conservazione di quelli esistenti».
La vegetazione del Golfo è ben curata, spiega Cassarri, e le pinete, in particolare, vengono trattate come è necessario fare in un ambiente particolare come quello in cui si trovano, così vicine al mare: alleggerimento chiome, rimozione rami superflui, ovvero, tutto ciò che è possibile per alleggerirne il peso ed evitare il più possibile che il vento ne pieghi le cime, affaticando le radici. Niente trattamenti medici - a differenza di quanto accade, per esempio, per i cipressi di Bolgheri - perché non c’è nessuna patologia sulla quale intervenire: le piante sono sane e non hanno alcun problema, se non quelli dell’età e della continua azione degli agenti atmosferici.
Una condizione, questa, ricorda il presidente della Parchi Val di Cornia Luca Sbrilli, che era stata messa in evidenza qualche anno fa con uno studio - effettuato a Firenze - sulla vegetazione della Sterpaia, zona ancora più esposta ai venti e alla salsedine rispetto a Baratti. «Non a caso –fa notare Sbrilli – in seguito abbiamo rilevato che i danni principali ai pini della Costa est li abbiamo avuti nell’autunno-inverno del 2008, quando si sono verificati gli eventi più importanti dal punto di vista meteomarino». Lo stesso periodo delle frane della costa urbana.
«Quei fenomeni procurarono diversi danni agli alberi, e dal momento in cui l’ambito in cui si trovano, essenzialmente dunale, è molto simile a quello di Baratti, non c’è troppo da stupirsi se i pini prima o poi cadono. D’altronde, è il loro ciclo vitale».
L’azione dell’uomo, semmai, può aiutarla a rigenerarsi. «Certo – aggiunge Sbrilli – perché non ci dobbiamo dimenticare che la piccola pineta piantumata una trentina d’anni fa a Baratti adesso è una bellissima pineta».
Appunto, la ripiantumazione. Una soluzione a cui il Comune ha provveduto anche per quanto riguarda il pratone di Baratti. «Altri ancora – spiegano dall’ufficio comunale – sono stati e verranno ancora aggiunti alle pinete: che poi è un altro modo per aiutare a sostenere anche quelli già esistenti».
È Baratti stessa chiederlo. Baratti famosa in tutto il mondo per il patrimonio archeologico tramandato attraverso i millenni, ma anche per quella linea tutta naturale e unica che passa attraverso la sua vegetazione, immortalata da centinaia di fotografie e cartoline illustrate. La Baratti dei pini, e di quel pino che ora giace a terra transennato, col suo carico di memorie e di stagioni.
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