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Meglio ripristinare il paesaggio

Meglio ripristinare il paesaggio

«Sono piante fragili, difficili da conservare, ma sostituibili»

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PIOMBINO. Quando un albero di una certa dimensione cade, inevitabilmente il paesaggio ne subisce un forte contraccolpo. «Un esempio storico col quale possiamo fare un paragone – ricorda l’architetto Mariella Zoppi – è il Pino del Vesuvio», esemplare più che centenario, presente in tutte le immagini del golfo di Napoli e tuttavia abbattuto a metà degli anni Ottanta perché malato.

Mariella Zoppi è professore ordinario di architettura del paesaggio presso la facoltà di architettura dell’università di Firenze. La zona di Baratti la conosce bene, perché lei stessa (già assessore alla cultura in Regione) ha curato il piano del parco culturale di zona, lo stesso che è stato sottoposto all’Unesco nella richiesta del riconoscimento di patrimonio dell’umanità al sito di Baratti e Populonia.

«Il pino – sottolinea – per la sua fragilità connaturata, è di per sé una pianta molto difficile da conservare, ma al tempo stesso può essere facilmente sostituita da esemplari nuovi, quali ne esistono nei vivai. Quando all’interno di un ambiente si viene a perdere un esemplare prezioso – commenta – l’ideale sarebbe quello di poterne ripiantumare uno analogo: già adulto, se la sua mancanza è traumatica, oppure anche più giovane se non c’è urgenza».

D’altronde, però, è anche vero che il paesaggio è qualcosa in continua evoluzione. «Certamente – conferma la professoressa Zoppi – Il paesaggio è comunque un qualcosa che si evolve continuamente, perché è fatto di organismi viventi e di attività. Gli uni e gli altri determinano dei cambiamenti: penso, per esempio, ai vigneti del Chianti, che crescendo hanno mutato il paesaggio in cui si trovano, ma nessuno ha avuto niente da dire in contrario, anche perché va da sé che una produzione pregiata sia più “forte” concettualmente rispetto al paesaggio».

Eppure a Bolgheri - sebbene non siano mancati abbattimenti numericamente significativi - si fa di tutto per conservare i celebri cipressi immortalati da Giosuè Carducci.

«Nell’immaginario collettivo – conclude l’architetto Zoppi – i cipressi sembrano essere più importanti dei pini. E invece non è vero. L’esempio di Bolgheri, invece, è analogo rispetto a Baratti perché si tratta in entrambi i casi di elementi di pregio. Paradossalmente, inoltre, è più difficile ripiantare un cipresso piuttosto che un pino».(m.a.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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