Il Tirreno

Sfratti, procedura incubo con il trasloco a Livorno

di Luca Centini
Sfratti, procedura incubo con il trasloco a Livorno

Dai viaggi dell’ufficiale giudiziario ai tempi dilatati per la consegna delle notifiche Un meccanismo infernale dopo la soppressione della sede di via Guerrazzi

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PORTOFERRAIO. La sede distaccata del tribunale non c’è più. E saranno i cittadini dell’Isola d’Elba a pagarne le conseguenze. I disagi e i costi che i cittadini dovranno sostenere per recarsi a Livorno per le udienze, siano essi imputati o testimoni, sono solo un aspetto, forse il più grave, dovuto alla soppressione della sede di via Guerrazzi. A ciò si aggiunge, però, una lunga serie di complicazioni delle procedure che, quotidianamente, venivano assolte negli uffici di via Guerrazzi. Dagli sfratti, ai pignoramenti, dalle procedure di notifica fino ai viaggi che dovranno sostenere, a cadenza regolare, le forze dell’ordine che dovranno testimoniare. Proviamo a raccontare, in modo dettagliato, il lato oscuro della riforma voluta dal governo che si è portata via la sede elbana.

Sfratto, procedura infernale. «Eseguire uno sfratto? Diventerà un rompicapo». Gli avvocati intenti a raccogliere le firme al gazebo allestito in piazza Cavour usano queste parole per commentare il cambiamento che, necessariamente, interesserà una delle procedure più comuni assolte fino alla scorsa settimana negli uffici di via Guerrazzi. Il trasloco a Livorno ha fatto in modo che, già da sabato, l’ufficiale giudiziario elbano sia stato trasferito a Livorno. Ciò comporterà, necessariamente dei problemi sia per i tempi che per le modalità di notifica degli atti. Quando un proprietario di un’abitazione decide di ricorrere allo sfratto di un cittadino che non paga l’affitto ormai da mesi, lo cita in giudizio mettendo in moto l’atto di intimazione di sfratto per morosità e la contestuale citazione per la convalida. L’atto deve essere consegnato all’inquilino moroso tramite ufficiale giudiziario (la cosiddetta notifica).

Consegna a mano. Su richiesta del legale è l’ufficiale giudiziario a poter consegnare a mano la notifica dell’atto. Il meccanismo, in pratica, diventerà questo. Il legale elbano dovrà recarsi a Livorno per consegnare l’atto firmato dal clienti; quindi l’ufficiale giudiziario dovrà partire da Livorno e venire all’Elba per consegnare a mano la notifica al soggetto interessato. Nel caso in cui l’inquilino non si presentasse all’udienza o non sanasse la morosità nei tempi previsti (devono passare 20 giorni liberi dalla consegna alla data dell’udienza), allora si vedrà notificare un altro atto (l’atto di precetto con cui si intimerà di lasciare l’appartamento entro 10 giorni). Anche in questo caso sarà l’ufficiale giudiziario in arrivo da Livorno a doverlo consegnare all’inquilino. Il meccanismo si ripete, dunque, con tempi allungati e costi, ovviamente, a carico dei cittadini.

Notifica via posta. È facile pensare che, viste le difficoltà per i continui spostamenti di avvocati e ufficiali giudiziari tra Livorno e l’Elba, si scelga il più delle volte la modalità di notifica tramite raccomandata, alternativa alla consegna a mano. In questo caso, però, le complicazioni si nascondono dietro i tempi di notifica. «I problemi della posta li conosciamo tutti – spiegano gli avvocati – e capita spesso che non si trovi l’inquilino a cui è stata inviata la notifica via posta». Le difficoltà nel recapitare le notifiche comporterebbero, inevitabilmente, un allungamento dei tempi di consegna e, nei casi in cui non sia chiaro come sia avvenuta la notifica, anche la mancata accettazione della procedura da parte del giudice. In altre parole i tempi tecnici, dalla notifica e l’udienza, si farebbero più lunghi, tra ritardi e rinvii. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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