Sicurezza
Le toghe elbane in corteo «Condannati dal governo»
In trecento in piazza per lottare contro la chiusura della sede distaccata Tessere elettorali riconsegnate, toni alti: ma la battaglia rischia di essere tardiva
PORTOFERRAIO. «Condannati dallo Stato senza processo». La scritta con uno spray rosso compare nello striscione che, a fatica, alcuni avvocati calano dalle finestre del tribunale ormai deserto. Fuori, in strada, gli avvocati arrivano alla spicciolata con le toghe in mano, così come i cittadini, gli assessori e i consiglieri comunali, in attesa degli otto sindaci elbani che arrivano poco dopo con indosso le fasce tricolori.
Intorno alle 10,30 il corteo parte da via Guerrazzi, con in testa i primi cittadini: circa 300 persone rompono la normalità di una giornata di fine estate, suscitando la curiosità dei turisti che ancora girano per Portoferraio. Meno di un anno fa migliaia di cittadini elbani scesero in piazza, sempre a Portoferraio, per protestare contro il depotenziamento dell’ospedale: il corteo di ieri, sebbene molto meno partecipato, esprime un disagio simile. Lo Stato ha usato le sue forbici con fermezza: la sede distaccata è chiusa nonostante i tentativi messi in atto dagli avvocati e dalle istituzioni. E l’Elba, ancora una volta, si sente emarginata, mortificata dal continente. Così la rabbia che solo un anno fa si respirava a pieni polmoni tra i manifestanti della sanità, si trasforma in una sorta di rassegnazione. Come se gli striscioni, le urla e gli slogan cadessero nel vuoto, in una battaglia di retrovia quando già il Ministero, svuotando le stanze della sede distaccata del Tribunale, staccando la luce e ricollocando il personale, ha già - chiaramente - fatto la sua scelta.
«Corsica, Corsica, Corsica!», Il coro tambureggiante si alza a metà corteo in Calata Mazzini e riassume in un concetto semplice il sentimento degli avvocati e dei cittadini elbani, che si sentono abbandonati dallo Stato. Tante facce, in fila, esprimono in modi diversi l’amarezza e la rabbia per la sordità del governo che, di fatto, sta dimostrando di non prendere in considerazione le ragioni del territorio. «Guarda che per andare in tribunale mi dovrò svegliare alle 4 di mattina – spiega una signora, che impugna uno striscione – spiegatelo bene, perché forse la gente non se ne rende conto». E in effetti i tempi stretti per organizzare il corteo non possono spiegare del tutto la partecipazione non certo trascinante della popolazione elbana. Eppure la posta in palio è alta, così come la determinazione di chi i disagi che la cancellazione della sede del tribunale comporterà li conosce bene. Una volta arrivati davanti al Comune di Portoferraio gli avvocati sventolano le tessere elettorali. Poi, uno ad uno, sfilano con la toga indosso e ripongono il certificato in una busta, alla presenza dei sindaci del comune di residenza e del responsabile dell’ufficio anagrafe competente. Agli avvocati si uniscono alcuni cittadini presenti. Poco più in là i primi cittadini tirano fuori un paio di mutande con una bandiera elbana, che poi finiranno dentro la busta con i certificati elettorali. «Ci avete tolto tutto – spiega il sindaco di Marciana Anna Bulgaresi – prendetevi anche queste».
Nel cortile del Comune Paolo Di Tursi, presidente dell’associazione forense dell’Isola d’Elba, improvvisa un comizio. «Oggi è un giorno triste per l’Isola d’Elba ma, sia chiaro, la battaglia è appena iniziata». Il sindaco di Portoferraio Roberto Peria rincara la dose: «Questa è l’ingiustizia più grande mai commessa nei confronti dell’Isola d’Elba». Lo dice prima di riunirsi con i colleghi per decidere le iniziative da assumere. Ma i toni alti e le iniziative, vista la situazione, rischiano molto probabilmente di essere tardive.
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