Il Tirreno

«La crisi Italian Food si risolve solo con accordi di filiera»

La Cia esclude ogni responsabilità dei produttori locali mentre la Uil insiste: «Portate i vostri pomodori da noi»

2 MINUTI DI LETTURA





VENTURINA. Un patto tra produttori e industria di trasformazione: le difficoltà di approvvigionamento e la crisi si possono affrontare solo così. La ricetta degli accordi di filiera, chiari e trasparenti, è della Cia che, con Marino Geri, interviene sulla situazione all’Italian food. Le ultime dichiarazioni aziendali non hanno convinto troppo l’organizzazine degli agricoltori. Che invita la direzione a riflettere su ciò di cui si è lamentata. «

«La presenza di “commercianti arrivati dal Sud Italia a far incetta di pomodori toscani”, a cui si è riferita, sta a testimoniare come questo comparto abbia bisogno di una forte organizzazione per poter stare in equilibrio. A maggior ragione nel momento in cui sono venuti meno tutta una serie di regole, come l’obbligo di stipula dei contratti attraverso le organizzazioni dei produttori. Presenza non certo favorita dalle organizzazioni agricole o da Asport, che hanno sempre messo in guardia sulla “deregulation” del settore e sui rischi di una contrattazione individuale, rispetto a quella collettiva».

Per Cia il tema centrale è la costruzione di un complesso agricolo-industriale che, attraverso una attività organizzativa, tecnica ed economica, realizzata sul piano della collaborazione e non della competizione, come denunciato da Italian Food, «riesca a far recuperare valore aggiunto al comparto, considerato che la sfida del mercato non si gioca solo sul prezzo della materia prima».

La preoccupazione investe le possibili ricadute sul territorio. Geri ricorda le condizioni meteo sfavorevoli ma non trascura il fatto che dopo le ultime campagne, «che hanno scaricato sugli agricoltori le dinamiche negative del mercato, con prezzi riconosciuti, spesso molto al di sotto della soglia di redditività della coltura, sia prevalsa la prudenza rispetto alla programmazione del pomodoro, che comporta ingenti investimenti iniziali ed elevati rischi produttivi. La soluzione, dunque, non può essere rappresentata da scorciatoie o speculazioni».

La Uil, intanto, torna a chiedere aiuto ai produttori locali. Lo fa con la Rsu Elena Venucci. «Il rischio - dice - è che il prossimo anno, quando speriamo i raccolti tornino alla normalità e quindi non vi saranno più mediatori ad acquistare il prodotto “soldi alla mano”, non vi sia più neanche l'Italian Food. Aiutateci in questa nostra battaglia in difesa della nostra azienda, dei posti di lavoro e della filiera del pomodoro toscano».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web